lunedì 28 febbraio 2011

Altro che persuasori occulti!

Mentre sognavate, avete mai avuto la sensazione che stavate sognando?

Avete mai sperimentato la metamorfosi che trasforma radicalmente eventi esterni al sogno in eventi interni? Per esempio: la sveglia che suona sul comodino, dentro al sogno diventa una sirena dei pompieri.

Se sì, ci sono le basi per apprezzare Inception.

Quello che sicuramente non avete sperimentato, comunque, è il "sogno condiviso".

Non fa nulla, potete immaginarvelo: se due sognatori sono in qualche modo fisicamente connessi, i loro impulsi cerebrali (i sogni non sono altro che impulsi cerebrali) interagiscono; ipotizzando una qualche forma di addestramento, si puo' immaginare una qualche forma di coordinamento dell' interazione. Si puo' anche immaginare che un terzo sognatore "forzato" (la vittima) possa essere influenzato dagli "addestrati" attraverso la sottrazione o l' innesto di idee che rendano poi quella persona diversa al suo risveglio.

Altro che "persuasori occulti"!

Tutto quadra, in teoria.

E tutto il resto è cinema, cinema scatenato, come è facile immaginare.

Altra domanda che senz' altro vi ha tormentato a lungo: cosa passa nella testa di Giucas Casella quando legge e domina la mente altrui?



Come escludere che viva avventure in parte simili a quelle di Di Caprio?

***

Se un impulso cerebrale che ha luogo nella realtà puo' essere trasformato nel sogno in un elefante o in un elicottero che precipita o in un treno in corsa, immaginatevi quali e quante spettacolari avventure possono essere messe in scena: un senso di colpa verso la moglie tradita puo' trasformarsi in una tigre antropofaga che irrompe nel sogno all' improvviso.

Consiglio due autori "colti" per prendere confidenza con la dimensione di Inception.

Antonin Artaud: per lui la nostra mente era un palcoscenico; era anche l' unico Teatro in cui lui volesse rappresentare le sue pièce. La smisurata crudeltà che metteva in scena, non era altro che la metaforizzazione di pensieri intimi. Così, in Inception, le rocambolesche avventure sono un coacervo di metafore che noi dobbiamo interpretare e che rinviano alla quasi-immobile intimità del reale.

Tyler Cowen: per lui il grado di interiorizzazione (autismo, sogno, preghiera...) osservabile in una società, misura il grado di avanzamento di quella civiltà. Probabilmente esistono molte forme di vita intelligente nell' universo, civiltà molto più avanzate della nostra, ma di esse non abbiamo notizia ed è normale che sia così: a causa dell' inevitabile introflaessione a cui tende ogni intelligenza superiore, non sono interessate al contatto con noi.

Nel video Cobb addestra Arianna alla condivisione dei sogni.



problemi video?: http://www.youtube.com/watch?v=DzTI_xqaVbY

domenica 27 febbraio 2011

Per discriminare meno...

Per discriminare meno è necessario discriminare di più.

Come? Non capite?

E' possibile discriminare meno le donne discriminando di più tra le donne.

Questa semplice verità mi suggerisce un paio di considerazioni.

1. L' ambiente sociale che più nuoce alla discriminazione di gruppo è quello che massimizza la discriminazione individuale. La società libertaria crea proprio un ambiente del genere, ma guarda un po'. Peccato, se il pensiero femminista non avesse una chiara filiazione marxista, forse ci sarebbe una speranza.

2. Molte femministe, forse soggiogate dal mito della sorellanza, negano che la loro lotta sia condotta contro altre donne. Lo dicono pensando di esprimere un' opinione. Peccato che qui, trattandosi di un problema logico, le opinioni contino poco.

Sono stato un po' ermetico? Sì.

E allora spero soccorra l' elegante didascalia di Katja Grace in merito.

Alcuni corollari di Katja:

If you want to increase respect toward a minority group, do not ‘raise awareness’

Attempting to correct anti-female sexism often employs anti-female sexism.

Attaccare i comportamenti maschilisti additando un influsso culturale ci mette nell' imbarazzante condizione di dover condannare qualsiasi "influsso culturale".

Attempting to correct an inequality with affirmative action
may increase the appearance of discrimination.

Insomma, se non si fosse capito, per impostare il problema in modo rigoroso, consiglio il blog di Katja.

***

A proposito di "se non ora quando"... forse questo è il post ideale per rendere omaggio a Roberta Tatafiore e Michi Staderini, le due donne che, in passato, ponendo un robusto argine, hanno impedito al femminismo italico le derive moraliste di quello americano. Un argine che oggi mi sembra saltato.

sabato 26 febbraio 2011

Un liberista con le ali

1. Cosa significa se un piccolo Paese fa man bassa di medaglie d' oro alle Olimpiadi?

2. Siamo sicuri di voler vedere sgominate le principali malattie che affliggono il pianeta?

Rispondere a queste due domande è un buon inizio per capire come ci collochiamo nelle questioni legate al "commercio internazionale".

La mentalità protezionista, infatti, risponderà così:

1P: Significa che gli abitanti di quel paese sono particolarmente dotati dal punto di vista atletico.

2P: No, sarebbe un dramma per i medici!

Il liberista, per contro, si orienterà così:

1L: Significa che quel paese non offre grandi opportunità ai suoi cittadini: Germania est e Cuba mietevano successi sproporzionati anche perchè nelle strade di quei paesi la gente moriva di fame. Gli USA, se solo volessero, vincerebbero tutte le medaglie olimpiche senza grande sforzo.

2L: Sì, i medici cambieranno lavoro.

Il ragionamento che sta dietro alle risposte serve ad illuminare il concetto di "vantaggio comparato". Quel concetto per cui molte donne che rendono sul lavoro molto più dei loro mariti, in virtù di una scelta perfettamente razionale, preferiscono stare a casa e mandare al lavoro il consorte.

Non è un concetto semplice ma è essenziale per comprendere cosa sia il "liberismo".

Già, visto che Davide mi accusava in continuazione (e secondo me fuori luogo) di essere "liberista", mi sono deciso a leggere una favola "liberista": "The Choice" di Russel Roberts. E' da lì che traggo le due domande di partenza.

Conoscete il film di frank Capra: "Il mondo è una cosa meravigliosa"? Ebbene, il canovaccio è il medesimo.

Ed Johnson fabbrica televisori con il sudore della fronte grazie alla sua azienda fiorente, ce ne son voluti di sacrifici ma ora le cose sembrano procedere per il meglio; quando ecco che arrivano i giapponesi (siamo negli anni 80) che invadono il mercato americano con la loro merce più o meno scadente. Ed non sa a che santo votarsi e chiede l' aiuto al suo amico politico per una leggina che freni l' intraprendenza dei musi gialli.

Senonchè, lassù in Paradiso c' è un candidato angelo che deve guadagnasi le ali.

Nome: David Ricardo; missione: convincere Ed che sta sbagliando.

Tra amori, litigi, drammi famigliari e quant' altro, il buon "Dave" riuscirà nell' impresa.

Lui avrà le sue ali e noi tutti, Ed compreso, saremo dei convinti liberisti.

Il sessismo dei poveri di spirito

Quando l' economista approfondisce una questione, molti provano un senso di estraneità e di spavento. C' è chi fa finta di capire, chi rinuncia a capire, chi si fa congestionare dal rancore, chi sbuffa infastidito e chi semplicemente scappa.

Purtroppo l' economista è tenuto a pensare in modo semplice e sulla base dei fatti; la maggior parte di noi si ritrova solo se immerso nell' abituale confusione (i giornali piacciono proprio per quello). La confusione generalizata ci libera la favella che correndo a ruota libera ci fa sentire meglio.

Conta anche che l' economista sia tenuto a pensare in modo razionale, e la maggior parte di noi si orienta solo se circondata dalla rassicurante compagnia delle proprie distorsioni cognitive.

Non è certo un caso se nel mondo, in genere, la gente non riesce a pensare l' economia.

In Italia, poi, le cose vanno ancora peggio che altrove.

Qui, per esempio, Robin Hanson rifette sul significato della parola "sessismo".

Si chiede, tra l' altro, come evitare che ce ne sia troppo poco.

E' normale che sia così: l' economista si occupa di "prezzi", ovvero di quell' indicatore che segnala la giusta "quantità". Se si parla di "fallimenti aziendali" l' economista si chiede se ce ne siano a sufficienza, se si parla di "divorzi", idem. E' normale quindi che parlando di comportamenti sessisti ci si proccupi per una eventuale carenza.

Una questione importante, ma sul punto è difficile avere risposte da chi non comprende nemmeno la domanda.

Purtroppo, chissà perchè, chi ha sempre in bocca la parola "sessismo" non sembra poi così preoccupato di affrontare le questioni cruciali, forse non sente l' urgenza. Direi che sembra quasi ignorarle di proposito, arriva a "lavorare su se stesso" per dimenticare il più in fretta possibile.

O forse è troppo smaliziato per non sapere quanto la ragione rallenti le "grandi manovre".

Il fascino pragmatico dei "come" non puo' essere intralciato da dei prosaici "perchè".

Per fortuna, qua e là, vaga ramingo qualche economista, novello "povero di spirito".

venerdì 25 febbraio 2011

Quando si rema dalla stessa parte

Sanno chi sono, sanno cosa vogliono e sanno dire entrambe le cose parlando chiaramente mentre ti guardano in faccia. Questo è il loro bello: pochi infingimenti e avanti con la musica.

Chissà perchè alla fin fine sul tuo stereo girano sempre i dischi di questo genere d' artista, il "più intelligente che bravo". E intanto gli eroi guardano dallo scaffale languendo; certo, piace ricordarli e riempirsi la bocca delle loro imprese, ma da qui a mandarli a tutto volume la domenica mattina ce ne corre.

Dallo scaffale i geni intavolano discussioni lambiccate, qua da basso il disco gira, gira, gira, e le intelligenze in campo, pur trascurando le sottigliezze, remano comunque tutte dalla stessa parte macinando chilometri.



Che spasso sentire come non si suona una nota, godersi l' eco nello stomaco svuotato di un "levare" col risucchio, saggiare un saggio riuscito sulle ellissi come "For no one".

Quando scegli di risuonare De André, Sting, i Beatles, io vorrei sentire l' eco di De Andrè, di Sting e dei Beatles, non solo autistiche elucubrazioni che non si sa bene da quale intima fantasia fuoriescano. E' qui che i "rematori" danno il meglio: la loro semplicità fatta di complicati equilibri è l' ideale, la loro trasparente schiettezza non travisa mai la musica da "jazzificare".

Un ultimo consiglio in tema di "power trio": nel ricercare l' "aurea mediocritas" che fa per voi, giova interpretare come buon segno il fatto che la ritmica sia più virtuosa del solista.



Genealogia: Bud Powell, Dollar Brand, Enrico Pierannunzi...

DOCTOR 3 (Danilo Rea - Enza Pietropaoli - Fabrizio Sferra)

http://www.goear.com/playlist.php?v=3b99e35&e=1

Tre pregiudizi sul welfare

Ci si sgola per spiegare che dobbiamo affrontare la nostra crisi di bilancio senza toccare il welfare.

Eppure i fatti parlano chiaro: il modo più efficace per ridurre il debito, se non l' unico, consiste nel tagliare il welfare:

By Andrew G. Biggs, Kevin A. Hassett, Matt Jensen

Most developed countries face the need for significant policy changes to balance their budgets over the long run. Yet there is significant disagreement in the literature concerning the identification and impact of successful fiscal consolidations. In this paper, we explore the impact that differing assumptions and methodologies have on conclusions, and derive bounds across specifications that can be used by policymakers in designing their own reforms. Using cyclically adjusted panel data for select OECD countries from 1970-2007, we explore how the compositions of successful and unsuccessful consolidations differ for varying definitions of success. While conclusions about the growth impact of reforms vary depending on methodology, we find that there is much less disagreement concerning composition. Specifically, we find strong evidence that expenditure cuts outweigh revenue increases in successful consolidations. We also find evidence that the type of the spending cuts is an important determinant of success, as is the type of tax increases. We use these results as a guide, and discuss specific proposals for reducing the United States' deficit that draw on the lessons from past consolidations.


Non manca mai poi chi chiede una maggiore spesa governativa per consentire alle donna una partecipazione al lavoro più consistente.

Se da noi è tanto bassa, si dice, lo si deve anche a carenze nei servizi di welfare offerti.

A costoro bisognerebbe ricordare che l' aumento dell' occupazione femminile ha sempre preceduto l' eventuale incremento nella spesa per servizi sociali che, evidentemente, non ne è la causa.

Tiago Cavalcanti & José Tavares
Economic Inquiry, January 2011, Pages 155–171

Abstract: The increase in income per capita is accompanied, in virtually all countries, by two changes in economic structure: the increase in the share of government spending in gross domestic product (GDP), and the increase in female labor force participation. We argue that these two changes are causally related. We develop a growth model based on Galor and Weil (1996) where female participation in market activities, fertility, and government size, in addition to consumption and saving, is endogenously determined. Rising incomes lead to a rise in female labor force participation as the opportunity cost of staying at home and caring for the children increases. In our model, higher government spending decreases the cost of performing household chores, including, but not limited to, child rearing and child
care, as in Rosen (1996). We also use a wide cross-section of data for developed and developing countries and show that higher market participation by women is positively and robustly associated with government size. We then investigate the causal link between participation and government size using a novel unique data set that allows the use of the relative price of productive home appliances as an instrumental variable. We find strong evidence of a causal link between female market participation and government size

Altri dicono che dobbiamo aumentare il nostro welfare per "includere", tutto cio' avrebbe l' auspicabile effetto di iniettare fiducia nel sistema. Ma i fatti dicono che il nesso di casualità va in senso inverso e che il welfare è un frutto dell' alta fiducia che circola nella società.

Andreas Bergh & Christian Bjørnskov
Kyklos, February 2011, Pages 1–19

Abstract: Despite the fact that large welfare states are vulnerable to free-riding,
the idea that universal welfare states lead to higher trust levels in the population has received some attention and support among political scientists recently. This paper argues that the opposite direction of causality is more plausible, i.e. that populations with higher trust levels are more prone to creating and successfully maintaining universal welfare states with high levels of taxation where publicly financed social insurance schemes. The hypothesis is tested using instrumental variable techniques to infer variations in trust levels that pre-date current welfare states, and then using the variation in historical trust levels to explain the current size and design of the welfare state, and finally comparing the explanatory power of trust to other potential explanatory factors such as left-right
ideology and economic openness. To infer variation about historical trust levels, we use three instruments, all used previously in the trust literature: the grammatical rule allowing pronoun-drop, average temperature in the coldest month and a dummy for constitutional monarchies. Using cross-sectional data for 77 countries, we show that these instruments are valid and that countries with higher historical trust levels have significantly higher public expenditure as a share of GDP and also have more
regulatory freedom. This finding is robust to controlling for several other potential explanations of welfare state size.


http://www.aei.org/paper/100179

http://mungowitzend.blogspot.com/2011/01/women-cant-live-with-em-cant-live.html

Giro turistico

Se ne avete voglia, fatevi un giro qui, qui e poi qui.

Quel che fatico a capire è per quale motivo per alcuni il processo sia sempre senza possibilità di appello.

giovedì 24 febbraio 2011

Musica sacra



Slight of hand
Jump off the end
Into a clear lake
No one around
Just dragonflies
Flying to the side
No one gets hurt
You've done nothing wrong
Slide your hand

Jump off the end
The water's clear
And innocent
The water's clear
And innocent

Dall'ultimo album dei Radiohead, The King of Limbs

Coraggio!

La "destra" sembra a volte talmente intimorita dalla battaglia per l' ambiente da negare persino l' esistenza di un pericolo.

Eppure proprio la destra (libertaria) ha un' ideologia che le consente di elaborare policy vincenti in questo ambito. Viene da dire: "coraggio ragazzi, non dormite"!

Vediamo allora le quattro opzioni fondamentali sul tappeto a tutt' oggi in modo da poterle etichettare ideologicamente.

1 Proibizionismo: ad ogni paese è proibito superare certe soglie di inquinamento.

2 Cap & trade: ogni paese non puo' oltrepassare le soglie di cui sopra, a meno che non compri dei "diritti ad inquinare" spostando così i limiti concessi.

3 Carbon tax + sussidi: vengono tassate le attività inquinanti destinando i ricavi alla ricerca di fonti energetiche alternative.

4 Carbon tax: è la stessa tassa di cui sopra ma ad impatto zero (viene automaticamente riversata alla generalità dei contribuenti - gli "inquinati" - con un credito fiscale).

5 Resilienza: poichè dal punto di vista morale non esiste una responsabilità individuale per i danni causati dall' effetto serra, non esiste neppure una responsabilità collettiva qualora quest' ultima sia definita come sommatoria delle singole responsabilità individuali. Non resta allora che la libertà di difendersi da una minaccia seguendo il proprio ingegno. L' umanità si è sempre difesa bene (ci sono popoli ricchissimi che vivono sotto il livello del mare!) e continuerà a farlo.

La prima politica è assurda considerati i costi. La seconda è complicata e zeppa di arbitri che la fanno naufragare. La terza punta molto sui sussidi e già la mafia si strofina le mani gongolante (vedi ultimo Report). La quarta, con i suoi incentivi alla ricerca non sussidiati, è la più semplice e diretta per chi vuole far qualcosa di serio. La quinta forse è la più efficiente e realistica (per "decarbonizzarci" del 50% dovremmo inaugurare una centrale nucleare al giorno da qui al 2050) ma difficilmente le democrazie, che devono fare almeno finta di interessarsi alla vicenda, potranno mai permettersela.

Scorrendo l' elenco si passa da politiche autoritarie (sinistra) a politiche libertarie (destra). Poichè le ultime sembrano le migliori, direi che la destra ha buone possibilità di trarre una rendita politica e mi aspetto dunque che combatta in modo un po' più spavaldo la sua battaglia su questo fronte.

mercoledì 23 febbraio 2011

Ricerca del pane e ricerca del lusso

Sommovimenti sconvolgono il Maghreb. Le vibrisse dell' Occidente stanno in allerta.

Un' ondata democratizzante si appresta a sommergere l' Africa?

Molti lo auspicano.

A questo punto meglio sentire cosa ha da dire in merito chi passa per essere il massimo esperto di democrazie africane, Paul Collier:

Dispelling some common myths about what elections can and cannot do in emerging democracies will help us face more realistically the difference between a ballot box and a magic bullet... In the societies of the last millennium, democracy has increased political violence instead of diminishing it. In Africa, the only region for which comprehensive data are available, from 1945 to today there have been 82 successful coup d’états, 109 failed attempts and 145 foiled conspiracies. Let’s take another figure: in the 58 low-income countries examined by Collier, $9 billion are spent on arms, 40% of which are financed by cooperation aid granted by the international community. Yet many of these countries are no longer involved in civil or border wars and in recent decades have held free elections. So why is this?... the simple reason why in the countries of the last millennium the effects of free and fair elections have not diminished the risk of political violence is that in those societies, democracy is neither responsible nor accountable.

Paul Collier: Guerra, Armi e Democrazia

Auguri!

Questa non ci voleva proprio: dopo aver incamerato la triste notizia per cui democrazia e ricchezza non si conoscono neanche di vista, puntavamo tutto, incoraggiati dalle ricerche di Rummel, sui buoni rapporti tra democrazia e pace.

Ho sempre più l' impressione che la democrazia sia un bene di lusso. Qualcosa che entra in casa per ultima, quando tutto il resto è già approntato, compresa la raddrizzatina di prammatica ai quadri del tinello.

Convitato di pietra

San Remo ha celebrato i 150 dell' unità d' Italia; Beningni è stato all' apice dell' omaggio ma tutta la rassegna è ruotata attorno alla ricorrenza. "Stiamo uniti" è il motto-tomentone riproposto a raffica dall' indomito Gianni Morandi (a me il Gianni piace anche se mi rendo conto che l' aspetto lo avvicina alla mummia di un diciottenne degli anno 60 rinvenuta nel 3015 dopo lo scioglimento dei ghiacciai alpini).

In questo contesto Luca e Paolo hanno lasciato cadere dal palco il monito solenne di Antonio Gramsci, quello in cui l' eterno prigioniero richiamava gli italiani all' impegno in politica.

Senonchè, Gramsci appariva come un convitato di pietra al festone sanremese: se mai ci fu un critico veemente del nostro Risorgimento, questi coincide proprio con il pensatore sardo.

A lui e a Sereni dobbiamo la costruzione di un formidabile arsenale intellettuale da cui puo' ancora oggi attingere ogni aspirante anti-italiano.

Con "Scritti sul Risorgimento", a cui è d' affiancare "Capitalismo nelle campagne" di Emilio Sereni, fecero le pulci alla "gloriosa epopea".

Perfino nomi come Croce e Chabod non seppero raccogliere la sfida e reagirono in modo scomposto e sostanzialmente inoffensivo allo sfregio subito dai valori patriottici.

Solo lo storico Rosario Romeo seppe più tardi opporsi e neutralizzare la critica marxista date e numeri alla mano. Risorgimento e Capitalismo è il libro che condensa il suo sforzo intellettuale in merito.

Ne parlo perchè lo sto leggendo in questi giorni.

L' episodio non fa che prolungare il mio stupore quando constato con quanto puntiglio chi fino a ieri gridava "dagli al fascista" se spuntava da qualche parte un' innocente bandierina italiana, oggi si mette sull' attenti e si scioglie in lacrime come una prefica all' attacco di quella cabaletta da strapazzo che è il nostro inno.


martedì 22 febbraio 2011

LEVI RULLA


E' uscito l'ultimo album di Levi Weaver, "The Letters of Dr Kurt Gödel", interamente ascoltabile e scaricabile qui.
Lo seguo da quando ric me lo ha fatto conoscere con questo video
Qui la sua fantastica versione di Idioteque dei Radiohead.
Un suo piccolo film in nove minuti: What This Looks Like

(...) my dad was an ordained missionary to the rodeo cowboys, so we would all pile into a camper on the back of a pickup truck and just go from rodeo to rodeo, church to church. I mean, we had a home in Texas, but every summer we would leave around the end of May/first of June, and we wouldn't get back home until like October. The grass would be all grown up, and it was this huge ordeal to get the place looking liveable again. Everyone at the various churches used to be just amazed, like: 'Wow, how do you do that? You have a family of five living in a camper?' But to us, it was just normal. If you're raised from birth living like that, you don't realise just how abnormal it must seem to everyone. (...) My parents are absolute heroes. My dad for being so insistent on keeping his family with him, and not just leaving us for long periods of time to 'do the Lord's work'. For him, the Lord's work was to keep his family healthy, and to do that you have to keep them a huge priority, That has been a great example for me. When I think about being a musician, with the touring and the recording and just all the eventualities that will entail, I'm really grateful to have grown up under the example of my dad. My mom, I think, was probably everybody's hero - to be able to maintain a family atmosphere and keep a tiny little camper clean with three boys growing up in it, and to have us looking presentable every Sunday morning for a new church that would be meeting us for the first time, that was just huge and I never realised it until I was older. I think a lot of women looked up to my mom. Or pitied her. Maybe a lot of both. 
(L'intervista  qui)

lunedì 21 febbraio 2011

I gusci di Piumini

Da tempo Roberto Piumini è proclamato a gran voce come l' erede naturale dell' inarrivabile Gianni Rodari.

Le sue poesie fluttuano nel bianco della pagina come in un' arietta fina, sono leghe di sillabe e affondano le loro radici nell' acqua. Non pesano più di una piuma (nomen omen): come le piume hanno il volo sghembo, diversamente dalle piume non tendono all' atterraggio (forse perchè sotto la loro delicata vela c' è il Piumini in persona che soffia di continuo come un mantice).

E' un mondo fabbricato con atomi inventati di sana pianta, se ti va puoi cancellarlo e rifarlo. Lo scoiattolo del senso lo senti sgambettare per un attimo prima che si dilegui lasciando disabitato un verso che diventa subito scemo.

Inventata è anche la costellazione di lettere da soffiare nell' orecchio di chi ascolta, inventata la simpatica bruttura che inciampa di continuo nell' armonia rendendola meno scontata. Inventata anche la gesticolante voce che ti sembra sentir recitare nella tua testa.

Tra tutte queste invenzioni batte il cuore tranquillo delle poco ambiziose parole che si commentano a vicenda come tante comari.

la rima
è uguale e diversa: poi dice
quello che è stato prima. La rima
ricorda quello che resta
di quello che va via. La rima
segna un tempo tornante
nel ballo della poesia


Cosa c' è allora che non va?

Lo si scopre quando Ersilia Zamponi attacca con la spiega: sembrano poesie fatte apposta per essere spiegate. Latitando l' indescrivibile, la Maestra le spolpa fino all' "esaurimento" mettendole sulla griglia. Deposto gessetto e cancellino, restano a terra solo i gusci senza più nulla da succhiare.

La Zamponi stessa non fa nulla per velare i suoi intendimenti, parla a chiare lettere: scopo del lettore è "rintracciare il senso".

Ecco allora uscire la monca ideologia che permea il lavoro di Piumini così come quello di Rodari.

Se il senso prevale sul significato, la poesia diventa un gioco scevro da sforzi, si smette di designare per limitarsi a combinare. Le cose diventano forme senz' anima, vanno solo descritte in modo creativo, non scoperte per quel che sono. Il gioco da tavolo rimpiazza l' Avventura.

E' il lato lugubre e catechizzante della leggerezza calviniana.

Poesie siffatte rischiano sempre l' imbarazzante parentela con le barzellette: allorchè la prima fa il suo ingresso nell' intelligenza dell' ascoltatore, scatta subito una grande festa rallegrata da mortaretti e cotillon; ma quando sopraggiunge la seconda e poi la terza, c' è un fuggi fuggi generale finchè sembra di stare in un ossario.

Roberto Piumini Ersilia Zamponi - Calicanto

p.s. la collana della foto non è altro che un pezzettino di pi greco.

domenica 20 febbraio 2011

Asini!


(vista da Fazio)
Paola Mastrocola rimpiange i tempi in cui accoglieva gli alunni di prima leggendo Virgilio in latino, e si poteva fare Torquato Tasso in santa pace. Ma che davéro, 'sti smutandati che spippolano sui cellulari, navigano in rete e preferiscono andare al centro commerciale...

sabato 19 febbraio 2011

Meditazione libertaria sul Vangelo del 6.2.2011

Lettura del Vangelo secondo Giovanni Gv 4, 46-54

In quel tempo. Il Signore Gesù andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Serve a questo punto ricordare il primo miracolo di Gesù. Ebbene, grazie a quel miracolo si aveva cura di salvare l' "essenza".

Grazie invece al miracolo documentato dal Vangelo di oggi, viene salvato un corpo.

Dopo l' essenza, Gesù, guarendo il bambino, si dimostra preoccupato del corpo umano, quasi voglia indicarci i vertici della priorità.

Il corpo carnale riveste un' importanza primaria nel cristianesimo, è il mezzo attraverso cui l' essenza si manifesta ed agisce nel mondo. Senza di esso non esiste espressione, comunicazione, rivelazione. Se al Dio veterotestamentario bastava farsi rovo per parlare alla sua creatura, il Dio evangelico è tenuto ad incarnarsi per raggiungere un' intimità comparabile se non maggiore.

Io stesso, che sono costituito ad immagine di Dio, sono la mia anima, ma agisco e compio le mie scelte attraverso l' essenziale appendice del mio corpo.

A questo punto possiamo usare le parole del nostro tempo: il corpo è la proprietà privata dell' uomo.

Ogni argomento che adottiamo per rivendicare come "nostra" la mano che sta in fondo al nostro braccio è talmente forte e convincente da poter essere generalizzato.

venerdì 18 febbraio 2011

Faccia di palta





http://www.goear.com/playlist.php?v=2569fef

Nuove religioni, nuovi profeti, nuovi peccatori

Viviamo tempi grami, il paradigma religioso è sottoposto a furibondo rinnovamento, nuovi credenti si affollano intorno a noi, conferme viventi della profezia di Chesterton (dove manca la fede abbonda la creduloneria).

E con le nuove religioni, sfilano a capo chino segnati a dito anche i nuovi peccatori.

Dopo il Dio del Deserto, c' è toccata la famigerata Dea-Ragione. Ma se quella rappresentava la padella, la brace ci si para oggi dinnanzi nelle vesti della potente Dea-Salute.

Una lucente lettera scarlatta viene ogni giorno stampigliata sulle carni degli obesi: questi figli del demonio, con la loro sola nefanda presenza bestemmiano e profanano la Dea ai piedi della quale si affollano armati fino ai denti i veri devoti del nostro tempo, quelli dal sentimento più barbaro e refrattario al dubbio. Bisogna punire gli impuri - ovvero aiutarli, che spesso è la stessa cosa. Bisogna "liberarli" facendo conoscere loro la Verità: conoscere per deliberare.

Ma perchè, chiede timidamente il razionalista autistico, non implementiamo piuttosto un vasto programma governativo per la conversione di massa al Dio biblico della Tradizione, visto che ormai è appurata una robusta correlazione tra fede canonica e salute fisica?

Non sia mai! L' ateo, così bright ed energico, non funziona come vittima sacrificale, e poi faremmo rientrare in campo un Dio concorrente, meglio infastidire l' obeso (che è anche statisticamente povero ed esteticamente ributtante; l' estetica e la religione, si sa, si rinforzano a vicenda).

Mille volte meglio... un milione di volte meglio impalare l' obeso: è schifoso e deforme come il naso adunco di una strega reduce dal sabbah.

Vada per lui allora, partiamo pure con la crociata salvifica... anche se gli studi si affastellano dimostrando che le armi predilette da chi partecipa alla progetto di redenzione siano come minimo spuntate. Non è facile rassegnarsi al fatto che Diete & Moto, le strategie previste, funzionino all' incirca quanto l' aglio e il paletto di faggio. Ma questi sono particolari.

Quando una flebile speranza ci dice che con uno sforzo sovrumano potremmo giusto far rientrare nel peso forma chi è in leggero sovrappeso, ecco spuntare il dubbio che "essere in leggero sovrappeso" sia quanto mai salutare.

Se la lotta all' obesità è un mito ricorrente, poco male: ogni religione ha i suoi miti.

Non sarà mai che i panzoni vogliono restare tali e non hanno affatto voglia di essere convertiti, per quanto ne dicano loro stessi. In fondo già Becker e Murphy ci avevano spiegato che le dipendenze (droga, fumo, gioco e altri stravizi) in genere sono scelte perfettamente razionali.

Non sia mai che il peccatore la pensi diversamente da noi, non sia mai che abbia gusti che si discostano dai nostri. Non sia mai, anche perchè l' integralista non riesce a concepire che al mondo esistano "gusti" diversi dai suoi. la cosa lo indigna.

Con incongruenze del genere figuriamoci chi ci va per primo a nozze.

"When an entire society is told that thinner is better and studies everywhere agree diets don't work, it's time to take a look at the assumptions behind the messages..."

Humans clearly attend closely to status, an important part of status is dominance, and a key way we show dominance is to tell others what to do. Whoever gets to tell someone else what to do is dominating, and affirming their own status. But we are also clearly built to not notice most of our status moves, and so we attribute them to other motives... So we tend to think we tell others what to do in order to help them, and not to dominate them. In particular we tend to think we tell fat folks what to do, and control their behavior, because this will help those fat folks... Yet it is completely crazy to imagine that fat folks have not yet heard that fat might be unhealthy or unattractive. Believe me, they’ve heard! If they are choosing to be fat, they are doing so reasonably informed of the consequences. Our constant anti-fat “public health” messages are not at all kind – such messages just serve to put fat folks down, and lift the rest of us up.


Robin Hanson

Paul Campos - The Obesity Myth

p.s. chi vuol saperne qualcosa in più clicchi qui e qui.

La punch line è dedicata ai legislatori così solerti nel tutelare la dieta dei bambini: I know, I know . . . it's for the children! I am very fond of children. But I do not actually think that they are some sort of master race in whose name anything at all can be justified. And if I did, I'd be a lot more worried about, oh, abortion, than McDonalds ads.

Tradotto: che ne dite di non accanirvi sulla forfora quando avete un tumore al cervello da curare?

giovedì 17 febbraio 2011

Me tapino

Forse sono proprio un tapino, un tapino meschinello.

Me l' ha detto Stefano Bollani. Bè, no, non me l' ha detto direttamente ma me l' ha fatto capire.

Non posso infatti ignorare quel dispiacere che m' invade quando penso che ormai un frutto succulento come la sua musica sia diventata comune galletta per le avide e macinanti mascelle della massa, è un sentimento che m' inchioda senza scampo davanti alla degradante grettezza di un elitarismo carsico dalla cui presa non riesco a sottrarmi. Sono proprio una merda.

Aimè, una personalità d' artista tanto disinibita non si prestava alla campana di vetro; il profluvio di una fecondità sempre ad alti livelli lo ha portato inevitabilmente ad invadere l' etere, l' editoria musicale e i mille altri canali che toccano ogni giorno l' orecchio di tutti noi, anche quello degli stiliti più remoti e disconnessi.

In più, il riccioluto, è maledettamente simpatico.

In tutto questo c' è qualcosa di desacralizzante che non sopporto, qualcosa che il mio arcaico orgoglio maldigerisce. Mammmma che rabbia.

Noi, tanto per dire, avevamo idolatrato in ginocchio certi passaggi pianistici d' antan che ascoltavamo solo con tenui ceri profumanti accesi nel cuore delle notti di luna piena: adesso lui li riproduce ancor più lustri e levigati a Domenica in sotto i fari portuali dello studio TV e davanti a colli disinteressati quanto sudati. E in più, come appendice, regala pure una surreale imitazione di Paolo Conte da scompiscarsi, e come tris un riuscito scambio tra Harpo e Groucho, e se non basta si alza dallo sgabello per fare una verticale con camminata sulle mani. Ci manca solo che si tolga le mutande mostrando attributi ciclopici e il nostro ego è pronto per andare in pezzi. Noi pensavamo non si potesse aggiungere niente a quel vivace gruppetto trillato di note adamantine che fino a ieri riuscivamo a pensare come l' alef dell' universo sulla terra.



Constato depresso che certi misteri eleusini riservati agli iniziati sono ora strombazzati con aggiunta di golosi particolari ed extra-bonus-special anche a chi fino a ieri ascoltava solo il juke box, sanremo e il chopin dell' hobby & work.

Modernità, ti maledico... almeno quanto maledico il tentacolo presenzialista del genio polivalente.

Ora il Nostro puo' permettersi il lusso di suonare nei dischi con una mano sola, come uno che ha già dimostrato tutto.

Puo' permettersi cioè di fare roba così così, senza che la critica lo pettini a dovere: chi ha voglia di perder tempo a ridigere un pezzo negativo che non ferisce? Agli stroncatori piace veder scorrere il sangue e nel marmo delle statue equestri non scorre alcun genere di sangue, e nemmeno nella paglia del fantoccio superstar.

I dischi così così di solito sono quelli con poche note musicali - tutte piazzate strategicamente però, la classe non è acqua - e molte divertenti note di copertina. E' in quelle che il creatore concentra il suo maggiore sforzo creativo.

Puo' poi permettersi una band che viaggia a velocità di crociera, magari senza ali, ma con affidabile pilota automatico e GPS ultima generazione.



La sua proteiforme genealogia spiega molto: il suono corposo lo poneva sotto l' egida jarrettiana, così come gli ostinati virili sempre pronti a risolversi italianamente in lirismi dinoccolati. Ma ora che "ha dimostrato" è cambiato non poco: subentra l' amore per le marcette, per l' accenno con strizzatina d' occhiò, nonchè il debole per lo sberleffo pentagrammato; tutta roba che lo fa guardare al maestro di tutti gli stralunati clown europei ricurvi su una tastiera: Misha Mengelberg.

Stefano Bollani - Antonello Salis - L' orchestra del Titanic

http://www.goear.com/playlist.php?v=e5aebce

mercoledì 16 febbraio 2011

Natale profano

Ormai il tempo di Natale è passato.

In una discussione di ieri, sul solito tema del Natale a scuola (dove è emerso che in qualche scuola elementare della zona il Natale è stato festeggiato facendo fare cuoricini e stelline nel pieno rispetto dei bambini mussulmani e TdG – che tristezza!), è emerso che gli “evangelici” non festeggiano il Natale.

Stentavo a crederci, perché come possa un cristiano non festeggiare il Natale è per me inconcepibile. Avendo diverse frequentazioni con il mondo anche luterano tedesco, sapevo che là il Natale viene festeggiato (non bastasse il repertorio musicale dal Weihnachts Oratorium di Bach in giù, si può vedere qui). Scartabellando in rete, ho trovato questo documento italiano. I protestanti italiani, forse in quanto piccola minoranza, mi sembrano molto aggressivi nei confronti della Chiesa cattolica.

Il fatto che sia necessario un documento di 13 pagine per giustificare il fatto che un sedicente cristiano non festeggi la nascita di Gesù già dice molto. Io concordo con molti dei punti evidenziati, anche se sono per me piuttosto inessenziali. E’ vero che per molto mondo ormai il Natale è diventato una festa profana, ma è forse questa una ragione per cui i cristiani dovrebbero rinunciarvi?

A me cattolico nessun prete è mai venuto a dire che Gesù è nato il 25 dicembre, anzi, mi hanno sempre detto che la data è incerta. Allora, è necessario dedicare pagine a contestare la data? Il 25 dicembre era una festa pagana molto partecipata (con le sue “baldorie e gozzoviglie” come dice il documento – qualcuno vive il Natale così? magari si mangia molto, ma non direi “gozzoviglie”) e s’è pensato di sostituirla con una cristiana. E’ un male? A me pare un’ottima idea.

Il Natale fa sentire qualcuno “persone perbene una volta all’anno”? Bene, se è così meglio che niente. Rinunciando al Natale queste persone probabilmente non si sentiranno perbene nemmeno quella volta! Quanta ipocrisia…

E le pagine dedicate a confutare la simbologia (in uso soprattutto nei paesi luterani!!) di albero, vischio, regali, strenne… persino gli auguri!! Come si fa a scrivere “Il credente non solo non deve contraccambiare questi tipi di auguri ma li deve proprio rifiutare”? Possibile che un sedicente cristiano faccia della maleducazione una bandiera, citando pure a sproposito san Paolo? E su che basi viene contestato il presepe? Perché c’è l’asino? Perché l’esodo dice di non farsi immagini delle cose che stanno in cielo, sulla terra o nelle acque? Non mi pare che le chiese luterane siano delle moschee decorate solo a disegni geometrici.

Questi sono i frutti dell’integralismo. La coerente conclusione sta nelle istruzioni per la famiglia mista:

Il credente non deve partecipare: Efes. 5:11 “Non partecipate alle opere infruttuose delle
tenebre; piuttosto denunciatele”.

Perché allora Gesù chiedeva che i cristiani fossero una cosa sola in suo nome? Ut unum sint. Bando a polemiche pretestuose, badiamo alla sostanza.

Celebrare la nascita del Salvatore, riassumendo, secondo gli “evangelici” de noantri è sbagliato; perché il giorno probabilmente non è quello giusto, perché in quella data si svolgeva una festa pagana, e perché tanti non cristiani (almeno di fatto) festeggiano in modi inopportuni, con eccessi e business.

Io dico: se l’alternativa è non celebrare la nascita di Gesù, e stare col musone nel giorno di Natale non rispondendo a chi mi fa gli auguri, preferisco mangiare il panettone insieme ai pagani.

GPPM e cultura del piagnisteo

Le democrazie si proponevano di facilitare la "ricerca della felicità" condotta autonomamente da ciascun cittadino... I Padri sapevano bene quanto i nostri obiettivi fossero divergenti e conflittuali, cosicchè era loro intenzione predisporre un ambiente e delle regole del gioco che li rendesse in qualche modo compatibili nella diversità. Ma oggi questa via è stata abbandonata e la crisi dell' Occidente si manifesta con la tendenza delle nostre democrazie a trasformarsi in un "Grande Progetto Politico Morale"... I movimenti pro-welfare e anti-discriminazione, che più di altri incarnano questa deriva, si sono impossessati della democrazia mutandola geneticamente e convertendo lo Stato moderno in una Grande Associazione Benefica avente un fine comune: la guerra alla povertà, all' ignoranza, alle diseguaglianze. Tutto cio' potrebbe essere visto come una nuova religione particolarmente attrattiva per l' intellettuale già in possesso di una mentalità pretesca. Il concetto di "crociata" non è poi così estraneo come vorrebbero i laici coinvolti nel grande progetto di moralizzazione delle masse... Si auspica una futura Armonia e ogni forma di competizione è vista con sospetto poichè rischia di minare l' autostima degradando moralmente i soggetti coinvolti. In passato eravamo chiamati al Rispetto dell' altro e non alla sua Ammirazione, ma ora le cose sembrano cambiare, il rispetto deve mutare in benevolenza... Il GPPM sfrutta poi la tendenza già diffusa a delegare, tipica di un mondo colplesso. In quasi ogni campo noi deleghiamo allo "specialista", ora questo nuovo radicalismo democratico ci chiede di delegare anche la nostra "vita morale" facendo in modo che lo Stato si trasformi in Stato Etico e che i "diritti" diventino "doveri morali" anzichè regole di un gioco dove c' è chi vince e chi perde, anche la "giustizia" perde di senso se non è presentata nelle vesti di "giustizia sociale"... Il GPPM parla di "liberazione" ma intende "liberazione dalle scelte etiche"... le menti più servili sono pronte a rispondere al richiamo deresponsabilizzante e il servilismo seduce molti indebolendo l' individualismo, ovvero il tratto distintivo della civiltà occidentale... emerge la categoria astratta di "soggetto debole"... Il nuovo moralismo politicizzato ci invita costantemente a soccorrere il più "debole", cosicchè l' unica forma di attività politica coltivata nei gruppi sociali consiste nel lamentare la propria debolezza, ma così facendo cala una oppromente "cultura del piagnisteo" proprio laddove la cultura dell' autonomia e dell' autogoverno aveva reso più dinamiche le nostre società...

Kenneth Minogue - The servile mind

Insomma, abbiamo cominciato con il delegare all' idraulico la cura delle tubazioni di casa, abbiamo continuato delegando all' avvocato la difesa in tribunale. Tutto giusto, tutto bene. Senonchè, da qualche decennio, il leviatano democratico - a colpi di welfare ipertrofici ed invasive politiche anti-discriminatorie - pensa sia giunto il momento di delegare al Grillo Parlante Unico la nostra vita morale.

Non ci resta che piangere.

E nella "cultura del piagnisteo" non si puo' nemmeno dire che sia poca cosa.

martedì 15 febbraio 2011

Forza Raquel!

La nana - affetti e dispetti -

Capire questo film significa innanzitutto capire se sia finito bene o male.

Prima di ogni cosa bisognerebbe sapere quel che accade: qui un buon resoconto di fatti ed emozioni.

Raquel è una serva, si accontenta di poco: una stanzetta, la sua tv, i tre peluche, le quattro foto del passato, il suo ruolo di serva...

A volte siamo orgogliosi della nostra austerità: liberi dalle cose, liberi dai bisogni!

Salvo scoprire con sorpresa che ogni giorno è una battaglia per difendere quel poco che abbiamo. Ma c' è di più: siccome quel poco è tutto, combattiamo all' ultimo sangue degradandoci fino a sprofondare in un baratro di grettezza. Una volta perso il rispetto per se stessi la caduta si autoalimenta sospingendosi da sè sempre un passo oltre, e quando tocchiamo il fondo cominciamo a scavare.

La condizione servile, con l' obbedienza che implica, è stata spesso vista come una via mistica. Una via a volte coronata da successo! Ma ci vuole un film americano per raccontare storie di quel genere. Purtroppo Raquel è capitata in un film d' ispirazione Europea - cileno, per la precisione -, che dalle pratiche mistiche importa solo i nevrotismi, tocca dunque arrangiarsi.

Per fortuna arriva Lucy a disincastrare la protagonista dall' impasse in cui è caduta, è lei che in quel ramo secco ci farà intavedere un germoglio. Come fa? Dapprima la spiazza inventendosi soluzioni sorprendenti ogni volta. Una specie di schock-therapy.

Ma soprattutto la salva grazie al fatto che l' amore è contagioso: Lucy è stata amata, è dunque pronta ad amare chi amerà, chi amerà, chi amerà...

Le scene migiori del film hanno tutte a che fare con la maldestra inaugurazione di una nuova persona.

1. Raquel ride per la prima volta, non sa bene come fare. Fa niente, Lucy sorvola su queste difficoltà.

2. Raquel è capita per la prima volta. Non sa bene come ricevere un abbraccio. Non fa nulla, Lucy abbraccia sempre e comunque.

3. Raquel vuole dire la sua felicità. Ha telefonato alla mamma lontana per vent' anni bofonchiando sempre le stesse quattro banalità di rito, ma oggi le trema la voce, vorrebbe dire altro... guardando Lucy accederà al vocabolario della naturalezza.

5. Raquel è amata ma non è pronta a dire di sì. Non fa nulla, potrà confidarsi con Lucy, rinviare finchè vuole.

6. Lucy se n' è andata e Raquel vorrebbe correre, fare Joggin come faceva l' amica: userà la sua "battuta" per scudarsi dal fastidioso stupore degli altri per questa sua "strana" trovata. Poi s' infilerà la tuta, le cuffiette, proprio come faceva Lucy, comincerà un goffo movimento catatonico che andrà via via sciogliendosi... sentirà di essere sospinta da qualcosa, non sa cosa: forse è la musica, forse è Lucy, forse siamo tutti noi.

Forza Raquel!

Non so se il film finisca bene o male, io sono abbastanza fiducioso.

L' imitazione dopotutto è una buona via per giungere alla felicità. Non lo dico io. Affidarsi ad un progetto originalmente concepito ci mette nelle mani dei nostri mille bias cognitivi che sulla lunga distanza si fanno via via giganteschi. Lo dico anche guardandomi allo specchio: dopo mille peripezie mi sono sposato ed è arrivata la mia bambina, cosa ho mai fatto per meritarlo? Nessuna impresa, ho fatto quello che fanno tutti! Anche Raquel sembra avere l' umiltà di mollare il suo micragnoso progetto abbarbicato intorno a strani totem quali il telecomando o i peluche. Sembra aver radunato le forze per seguire passo passo la luce di quella strana cometa che ha visto come in un' epifania baluginare negli occhi di Lucy. Sembra pronta ad "affidarsi". Raquel ha fatto un incontro, direbbe un ciellino. Anche se l' inizio è una pedissequa quanto tenera imitazione ho l' impressione che presto anche Raquel potrà correre come un' antilope dell' altopiano.

Forza Raquel!



p.s. adesso un paio di avvertenze per chi guarda il video: 1. Raquel chiude regolarmente fuori casa le colleghe di cui è gelosa. Ma un giorno arriva Lucy come aiuto, verrà spiazzata dalla strana reazione della ragazza ai dispetti che hanno annichilito i suoi predecessori. 2. Raquel usa la varichina per disinfettare con rabbia e in modo ostentato la vasca dove la collega ha appena fatto il bagno. Lucy, e qui non è la sola, si accorge che in questo atteggiamento qualcosa non va. Lucy, e qui è invece la sola, si accorge che manca un abbraccio.

lunedì 14 febbraio 2011

"Dignità"... quanti crimini in tuo nome.

Drizzo le antenne ogni volta che leggendo un testo m' imbatto nel termine "dignità", i miei sensori in questi casi segnalano chiara la presenza di una certa disonestà intellettuale.

Perchè mai sempre più frequentemente ci si appella alla "dignità" anzichè ai "diritti" o all' "autonomia" della persona? Il rispetto della dignità di Pincopalla non è forse il rispetto dei suoi diritti e della sua autonomia?

Domanda cruciale. Evidentemente la pulce nell' orecchio ce l' aveva anche Giovanna Cosenza se ha ritenuto di scrivere questo allarmato post a latere della manifestazione di ieri facendo notare come nel manifestino propagandistico compariva ripetutamente la fatidica parolina appesantita da tutto il suo fascio di ambiguità.

In merito mi sono permesso solo di precisare che "dignity is a useless concept", e a dircelo senza mezzi termini sono i bioeticisti visto che da tempo hanno smascherato questo insidioso cavallo di Troia con tutto l' arsenale di trappole che si trascina dietro; loro più di altri sanno come offuscare tramite questo virus lessicale la chiarezza di una discussione delicata come quella che anima i loro disaccordi.

L' utilizzo del termine "dignità" è, detto in parole povere, un espediente per aggirare gli inconvenienti derivanti di un concetto come quello di "diritto" (o come quello di "autonomia"): mentre il diritto costringe a battersi per la tutela di TUTTI, parlare di "dignità" consente di combattere battaglie in nome di una PARTE contro l' altra senza apparire di primo acchito faziosi.

Ed è proprio cio' che serviva al neo femminismo nostrano in versione 2011: un movimento puritano e anti-berlusconiano come quello deve combattere CONTRO l' immoralità e il berlusconismo, ma deve farlo in silenzio se non vuole essere squalificato, deve agire facendo passare la sua battaglia come la battaglia di e per TUTTI.

Qui bisogna ricorrere alla retorica e bisogna farlo in modo avveduto. Ma per fortuna in questo campo le risorse non scarseggiano.

Non si puo' assolutamente invocare il "diritto" poichè esiste pur sempre un diritto ad essere IMMORALI e BERLUSCONIANI. Ecco allora che per le esigenze di propaganda capita a meraviglia la parolina "dignità". Ovvero: tu sei una donna come me e, poichè la tua esistenza intacca la mia dignità, io sono pur tenuta a difenderla; bada bene, non combatto contro di te sebbene ti apponga la famigerata lettera scrlatta, combatto per la mia dignità. Non mi limito a vivere secondo il mio modello lasciando che tu viva secondo il tuo: ti boicotto strepitando, ne va della mia dignità.

Ecco, avete visto come in nome della "dignità" il noioso quanto imbarazzante concetto di "diritto" possa essere aggirato? Avete notato quanto sia facile sentirsi autorizzati ad infastidire il prossimo colpevole di esercitare un proprio diritto? Semplice, no?.

***

p.s. Peccato che del "trucco" si siano innamorate, in altri contesti, anche le alte gerarchie cattoliche. Non sarà un caso che vedo citato il termine incriminato puntualmente in passaggi che fanno scuotere la testa.

p.s. Femministe contro? Basterebbero le divisioni documentate sul Corriere per testimoniare che c' è anche chi ragiona. Ma c' è pure chi sa bene quanta perplessità divoratrice di energie produca ogni forma di pensiero e preferisce quindi liquidare come "giornalismo miserabile" chi dà la parola per un nano secondo all' altra campana, quella dai rintocchi sgraditi.

p.s. Lo studioso più impegnato nell' analisi scientifica del neo-puritanesimo progressista è John Haidt, lo ispira la visione di Avatar, cosicchè il suo campo d' indagine si concentra sul "neo-sacro", ovvero cibo e ambiente; ma presto dovrà occuparsi anche del "sacro conteso", ovvero quella sacralità che la sinistra vorrebbe ora sottrarre alla destra, parlo del "sesso" naturalmente.

add:

davide:



diana:



ric:

Il pesce dello spirito

Se c' è un uomo che mette in imbarazzo i "New Atheist", questi è Francis Collins.

FC è un "leading scientist" del nostro tempo, uno che le scoperte le fa davvero (recentemente ha mappato il genoma umano). In più si occupa di DNA ed evoluzione umana - i devoti all' ateismo stravedono per questa disciplina.

Solo che FC è anche un fervente religioso sul confine del bigottismo. Non crede solo in Dio ma anche in un Dio buono che ama le sue creatura, crede nella Legge Morale, nei Miracoli e in tutto il resto.

FC non si limita a dominare la sua disciplina, non insegna l' evoluzionismo da una cattedra come Dawkins, lui l' evoluzionismo lo affronta in campo aperto, costruendo e scoprendo oggi cio' che verrà insegnato domani. Insomma, parliamo di uno scienziato, non di Dawkins o Odifreddi.

Con il suo libro: "The language of God" è sceso in campo per difendere le ragioni della sua fede.

E' un libro in cui FC vuole spiegare come uno studioso di genetica possa diventare credente.

Vuole soprattutto prevenire l' ipotesi che molti a questo punto fanno per spiegarsi dei casi simili: la fede ricevuta in ambiente familiare è una gabbia che non consente fughe neanche successivamente. FC, infatti, era ateo e la sua conversione è andata in parallelo con la pratica scientifica.

Forse anche per questo, secondo FC, Dio è complementare alla scienza, non solo compatibile.

FC ha rifiutato l' ateismo a causa dei dogmi stringenti insiti in questa posizione. Infatti, poichè Dio è un essere sopranaturale, la scienza non puo' provare o confutare la sua esistenza. Per questa semplice ragione FC considera l' ateismo, con tutto il contorno di pronunciamenti radicali intorno all' esistenza di Dio, una "fede cieca".

L' agnosticismo poi, almeno nella sua versione "forte", è una rinuncia alla ricerca, qualcosa di disumano e sterile. Chi cerca, infatti, deve in qualche modo "credere" nell' esistenza di cio' che cerca, altrimenti la sua ricerca sarebbe insensata.

Per FC l' evoluzione è semplicemente il modo che Dio ha scelto per creare il corpo dell' uomo e le altre creature. L' evoluzionismo non è altro che il linguaggio divino, Dio è all' origine della creazione e ad essa dà senso.

E il caso? Dio vede il mondo stando fuori dal tempo e dallo spazio, lui del mondo conosce ogni dettaglio, dal suo punto di vista non esiste il caso. La presenza del caso incita invece l' uomo alla ricerca e al miglioramento delle proprie conoscenze.

Con FC abbiamo l' occasione di farci una cavalcata dall' astronomia alle particelle fino alla biologia passando per il principio antropico. Per la parte teologica si ispira soprattutto ad un geniale divulgatore come C.S. Lewis, il che è una garanzia.

Mi è sembrata un' esposizione semplice e chiara su argomenti involuti e complessi. Direi che se uno volesse limitarsi ad acquistare il libro di un contemporaneo che lo introduca alle relazioni tra fede e scienza, io consiglierei questo.

Lo spirito che lo pervade è ben racchiuso in questa citazione dell' astronomo Arthur Eddington:

... uno scienziato si apprestò a studiare la vita negli abissi marini, lo fece approntando una gabbia lunga mezzo metro da calare a quelle remote profondità... con un complesso marchingegno potè attuare il suo progetto e fu in grado di recuperare strane e meravigliose creature che vivevano in un ambiente tanto ostile. Nel redigere il suo rapporto ebbe cura di precisare che negli abissi non nuotano pesci più lunghi di mezzo metro... ebbene, se indaghiamo la realtà avvalendoci della "gabbia scientifica" non facciamo poi passare come "conclusione razionale" il fatto che non abbiamo riscontrato l' esistenza del "pesce spirituale"...


venerdì 11 febbraio 2011

Paleo TV vol. I... con coda horror

Un assaggino di paleo tv tanto per gradire.



Ligio al detto in caudam venenum, la tossica chicca arriva in fondo (10 pezzo): i tre finali dei tre migliori film horror italiani anni 70 ("La casa dalle finestre che ridono", "Profondo rosso", "Non si sevizia un paperino"), occhio agli spoiler ma penso che conosciate già tutto a menadito. Visto che in epoca internettiana la mia collezione è svalutatissima devo in qualche modo compensare con una giunta. Ma mi piaceva anche il contrasto: erano anni in cui il pianeta-TV e il pianeta-cinema orbitavano a galassie di distanza. Uscire di casa per imbucarsi al cine era davvero dare l' addio alla famiglia e alle mura domestiche per incontrare i propri fantasmi.



http://www.goear.com/playlist.php?v=e61e1d8

Gattaca

Finalmente abbiamo visto Gattaca: in un futuro futuribile, la fonte d' informazione primaria - soprattutto nei colloqui di lavoro - sono i test genetici; senonchè, anche quel settore è infestato da truffe. La corrotta natura umana arriva ovunque: fatta la legge trovato l' inganno.

Stando al film, la genetica sarebbe un buon viatico verso intollerabili discriminazioni. Gli uomini vengono divisi tra validi e non-validi.

Purtroppo non si tiene conto di un elementare considerazione: lo stereotipo della genetica, molto semplicemente, si sostituirebbe agli stereotibi che usiamo già oggi (razza, sesso...). Con un pregio: sarebbe più accurato.

Nulla ci viene mostrato circa il fatto che la disponibilità di una simile preziosa fonte di informazioni, consentirebbe il superamento di stereotipi più rozzi ma non meno indispensabili.

In combutta con la libertà contrattuale, eliminerebbe o ridurrebbe al minimo le inefficienze da asimmetria informativa e statistical discrimination.

Questo portato liberatorio sfugge al film che preferisce concentrarsi su altro.

Una pecca a cui ne aggiungo altre tre:

1. le truffe sono abbastanza inverosimili; Per chi resta chiuso ed impaurito verso questo futuro a tinte fosche, è un' illusoria consolazione pensare di trovare un alleato nelle truffe. Un po' come chi pensava che l' espansione della rete telematica fosse stoppata dal proliferare dei virus. Hai voglia...

2. il protagonista, un "non valido", sembra il più determinato di tutti (sogna il suo sogno molto più intensamente degli altri): strano visto che la "determinazione" è uno dei tratti caratteriali dove la genetica ha più da dirci.

3. il credente, per quanto dipinto con simpatia, risulta poco più di un oscurantista che agisce in dispregio della ragione.

Ma il film ha soprattutto un merito che è tipico dei film americani: ci cala nell' ambiente ideale per riflettere in modo proficuo sulle sue eventuali pecche. Ci si dissocia, forse, ma si esce senz' altro edificati.

***

Nel video: nasce un bambino di dio, uno che poi da grande dovrà "rifarsi il trucco" ogni volta che va al lavoro.

giovedì 10 febbraio 2011

Storia d' Italia: come ti racconto Berlusconi.

Serpeggia da anni una "narrazione" che riassume così la recente Storia d' Italia: Berlusconi, con le sue TV, ha plasmato l' immaginario degli italiani al fine di dare la scalata al potere politico. Noi sani, che siamo rimasti indenni da questa "colonizzazione" dobbiamo adoperarci politicamente per decostruire questa opera mediatica maligna smontando i modelli di cui è portatrice.

Nelle mie recenti frequentazioni del sito Lipperatura vedo che questo quadretto è dipinto con diligente iterazione. Si rimpiange e s' invoca un' azione politica forte (paternalismo) che funga da antidoto alla pregressa offensiva commerciale e mercificante delle TV berlusconiane, un' azione politica che liberi così milioni di italiani dalla malia che li seduce, dal piffero che li imbambola.

A proposito di media pervasivi, avevamo già inventariato i programmi di approfondimento politico notando come ci fosse un chiaro squilibrio a favore degli anti-berlusconiani. Dall' inventario è evidente che l' "incantatore" deve agire altrove, fuori dalla politica, e la vulgata che ho riportato ha il pregio di tener presente questa esigenza.

E' una versione dei fatti che non sposo dal punto di vista filosofico; per quanto il mio élitarismo sia pronunciato, quel "noi sani" mette i brividi.

Poi però ci sono i fatti. Ma anche su quel versante i conti non quadrano affatto e la "narrazione" frana da tutte le parti.

Mi concentro sul concetto della "colonizzazione dell' immaginario".

Certo, per carità, sia nelle vesti di compratori che in quelle di elettori noi soffriamo di bias cognitivi, e spesso è facile che la controparte sfrutti la nostra irrazionalità tramite "frames" adeguati messi a punto da "menti malvage".

Le tassonomie di Daniel Kahneman e Amos Tversky ormai sono note e sbandierate da tutti, i loro esperimenti di laboratorio volti a mettere in luce comportamenti irrazionali vengono raccontati a cena per destare l' interesse dei commensali e ottenere l' oooh interiore che tutti cercano in queste occasioni.

Si conosce molto meno John List, uno studioso di prim' ordine con l' hobby delle figurine.

Fin da piccolo John fu un ingordo collezionista, frequentava le fiere con il suo banchetto scambiando, speculando e accumulando un patrimonio di "figu" di cui ora va molto orgoglioso.

Ebbene, forte di questa esperienza sul campo, non riusciva del tutto a ritrovarsi negli esiti di K&T, secondo lui indagare la realtà avrebbe dato esiti ben diversi da quelli ottenuti negli asettici e astratti laboratori della psicologia sperimentale.

Manco a dirlo, la sua intuizione si rivelò esatta; attraverso "esperimenti sul campo" cominciò a smantellare via via una serie di bias ritenuti sistematici.

[ Facciamo solo un esempio e prendiamo il "bias da dotazione": ciascuno di noi tende a dare maggior valore a cio' che possiede. Ebbene, sul campo, questo bias non resse: gli avidi scambisti di figurine non mostravano affatto un bias del genere. Evidentemente il fatto che non fossero degli studentelli reclutati a caso per fare un esperimento psicologico contava. Rispetto allo studentello, il globe trotter delle figurine aveva in più Interesse e Esperienza ]

Ebbene, la nuova versione di "bounded rationality" era messa a punto: in presenza di un interesse e di un' esperienza (scambio ripetuto), i bias tendono a dissolversi. Permangono e possono essere sfruttati solo nelle situazioni "one shot".

Ma l' interesse e la ripetizione caratterizzano proprio lo scambio commerciale: l' acquirente è toccato direttamente da cio' che acquista, visto che se lo porta a casa, e in più è chiamato tutti i giorni a ripetere l' acquisto.

Diverso discorso per la politica: qui l' acquirente non è interessato a cio' che compra, direi che per lui è addirittura irrazionale recarsi alle urne. Oltretutto è chiamato molto "sporadicamente" a farlo. Dirò di più, nella politica è addirittura razionale essere irrazionali.

Le considerazioni di cui sopra fanno saltare la narrazione preferita di molto anti-berlusconismo elitario: la colonizzazione dell' inconscio delle TV è inverisimile visto che è proprio la natura commerciale della fattispecie ad indebolire i bias cognitivi che il persuasore occulto intenderebbe sfruttare.

Al contrario, la propaganda politica, ovvero l' arma di difesa contro questo nemico tanto debole, proprio su questo tavolo gioca al meglio.

L' allarmismo piagnucolante è dunque infondato, se mai si registra una sproprzione è in favore delle armi di difesa brandite dalle povere vittime.

FONTI: In questo post vari link sulla disgiunzione necessaria tra psico-bias e politiche paternaliste. Raccomando soprattutto questo paper di Glaeser che valuta e boccia la giustificazione comportamentista al paternalismo. Tutta l' opera dell' economista sperimentale John List è preziosa e supporta la tesi per cui l' evoluzione di mercato è il miglior modo per assorbire i bias cognitivi (overcoming bias!).

mercoledì 9 febbraio 2011

Meditazione libertaria sul Vangelo del 30.1.2011

Lettura del Vangelo secondo Luca 2, 22-33

In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo / vada in pace, secondo la tua parola, / perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, / preparata da te davanti a tutti i popoli: / luce per rivelarti alle genti / e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.

Oggi si celebra la Famiglia. La Chiesa ci spiega continuamente che la Famiglia è un' istituzione NATURALE.

Il non credente non capisce, ma che significa esattamente l' aggettivo "naturale"?

Risposta: significa che risponde al volere del Signore.

Ma una risposta del genere ha il solo effetto di troncare di botto ogni comunicazione con il non credente.

E allora, risposta alternativa: significa che è la soluzione oggettivamente più corretta al problema della convivenza umana.

Ma il non credente è scettico di fronte a giudizi di valore tanto drastici e, per lui, arbitrari.

Risposta conclusiva: è la soluzione ad un problema posto dalla natura.

La natura pone solo problemi complessi, ovvero problemi che contemplono soluzioni evolutive che coinvolgano una pluralità di intelligenze. Le soluzioni evolutive sono le "soluzione naturali" per eccellenza.

Adesso, finalmente, il non-credente non puo' far finta di non capire, ma puo' sempre obiettare: e dov' è mai il processo evolutivo che designa la Famiglia come soluzione naturale? Dov' è la selezione che filtra la pluralità dei competitori? e dove sono i candidati che ad essa si sottopongono? Io vedo solo un modello che, carico di privilegi, "concorre" in modo sleale.

Chi nega il valore della Famiglia, nega un valore prezioso e se ne assume le responsabilità; ma chi non facilità l' instaurazione di un processo evolutivo, chi nega la naturalità e quindi la competizione tra Famiglia Tradizionale e soluzioni alternative, oltre a testimoniare la sua scarsa fede nell' istituto, impedisce al non credente di trasformarsi in un Simeone entusiasta. E ne risponderà.

Eccola lì!

... anche nella sua fase più esoterica il jazz moderno si mantenne fedele al suo dinamismo e alla sua energia fisica... Tale spirito si rivelò irresistibile per i giovani compositori che cercavano una via d' uscita dal labirinto di Schoenberg... il jazz era intuitivo, profondo, comunitario, la concezione che ne stava alla base era seria ma l' esecuzione giocosa e ispirata... Steve Reich ricorda di aver frequentato lezioni di composizione durante le quali gli studenti sfoggiavano partiture bizantine discutendone le fondamenta intellettuali fino alla nausea... poi andava ad ascoltare Coltrane che suonava alla sera... amava l' idea che Coltrane potesse arrivare col suo sassofono, improvvisare a ruota libera su un paio di armonie, e sparire nella notte... disse Reich: "la musica viene semplicemente fuori... non c' è niente di cui discutere... eccola lì... tutto cio' mi metteva di fronte ad una scelta in quanto essere umano, una scelta quasi etica, morale..."... i musicisti contemporanei hanno preso vari spunti dal funk, dal punk, dall' heavy matal, dalla musica elettronica, dall' hip hop... così i Bang in a Can riassumono il loro pensiero: "abbiamo la semplicità, l' energia e l' impeto del pop nelle orecchie... l' abbiamo sentito dalla culla, non vogliamo e non possiamo levarcelo da dosso... ma avevamo anche l' idea, dovuta alla nostra formazione classica, che la composizione andasse esaltata..."

Alex Ross

Francamente non ho mai amato troppo Reich, e non riesco a concepire una distanza musicale maggiore di quella che separa la sua arte da quella di Coltrane. Ad ogni modo mi ritrovo in pieno nel suo itinerario di ascoltatore e pensatore di musica.

martedì 8 febbraio 2011

Spirito/nebbia/occhi/torrente/scimmie

Aguirre furore di Dio -

Degrada lo spirito popol vuh, che dapprima sublima nella nebbia, che poi trasogna l' occhio, che infine inzacchera il fiume, che da ultimo svilisce nei disordini della scimmia.

Il furore di cui al titolo noi non lo vediamo all' opera, ma per appurarne l' esistenza ci basta avvistarlo che cova in fondo alla pupilla visionaria di Aguirre.

Sappiamo così per certo che presto la maestosa lentezza della nebbia andina sarà turbata dalla compulsiva curiosità di quell' anomalo babbuino che viene dall' Europa.

Sappiamo che l' antimisticismo cattolico, corredato da una teleologia torrentizia e fangosa, sconvolgerà il sonnolento moto circolare che culla l' imperturbabile stagno dell' imbambolato indigeno.

Ci sarà sempre un tradimento, una testa mozzata, un sabotaggio che darà la svolta agli eventi, che accelererà l' evoluzione in direzioni impreviste, che farà saltare equilibri secolari, che sbarrerà di nuovo l' occhio ambizioso nel miraggio dell' Eldorado.

Aguirre fallisce e finisce pazzo, scosso dal suo muto sogno, grottesco comandante di una zattera di scimmiette che antepone le noccioline alla condivisione del sogno.

Ma il film non dice questo, il film dice che verrannno altri dopo di lui.

Quella stirpe non è fatta per la rinuncia. Quegli occhi sono un potente fertilizzante che garantisce frutti anche nella sconfitta, un fertilizzante che è la vera novità portata da oltreatlantico e imposta al mondo: la "distruzione creativa".



P.S. Intervento critico della Sara: ma Kinski non assomiglia a Sallusti?

lunedì 7 febbraio 2011

??????

Ricevo la newsletter di fahrenheit e, volentieri, la giro a voi, cari amici:

In occasione della due giorni dedicata ad Andrea Camilleri che si terrà a Roma l'8 e il 9 marzo Auditorium Parco della Musica, organizzata da Sellerio, suo editore storico, Fahrenheit festeggerà l'inventore di Montalbano, il personaggio letterario più noto nel mondo dopo Pinocchio, dando la possibilità agli ascoltatori amanti dello scrittore di parlare con lui dei suoi libri!!!

Sherlock Holmes e James Bond non sono nessuno rispetto al ns Montalbano, per non parlare di Poirot. Onore al merito.

Noi sani

"... rimane poi il problema insoluto della immensa folla dei deficienti e dei criminali, che pesano interamente sulla popolazione sana... dobbiamo affrontare con coraggio questo problema... perchè la società non usa sistemi più economici per la cura dei criminali e dei pazzi?... potremmo far scomparire la pazzia e la delinquenza con una migliore conoscenza dell' uomo... con l' eugenetica..."

La socialdemocrazia svedese si arrovellò a lungo sul dilemma dei costosissimi "tarati", dopodichè, sotto l' alto patrocinio della Nobel/coppia Gunnar e Alva Myrdal, si buttò convinta sull' eugenetica (1935-1975): aborto, sterilizzazione e castrazione costituirono i tre pilastri in grado di conciliare esigenze economiche e di sicurezza.

D' altronde, il welfare, qualcuno lo deve pur pagare: i nazisti decisero di concentrare i costi sugli ebrei (prima dei forni, a qualcuno piace dimenticare, c' era stata l' ipertassazione, e prima delle insegne che ricordassero quanto "il lavoro nobilita", c' erano quelle che ricordavano quanto "le tasse sono belle"). La socialdemocrazia nordica punta altrove, per fortuna, anche se poi non molto lontano.

Allora occhio, da adesso se hai il "padre alcolizzato" rischi di non avere eredi. Ma anche se hai "imparato a camminare a due anni", o se hai "il nonno della madre internato". Se qualquno dei tuoi avi è classificato come "strano" sei un buon candidato alla castrazione. E cerca di non "piangere quando racconti" al funzionario medico la storia della tua famiglia, evita poi di esporre in modo "complesso" e "prolisso". Se davvero desideri un figlio, cerca di non farti sorprendere mentre "parli da solo". Essere "gracili, sensibili e senza tenacia" è un indizio che graverà a lungo si di te; e anche "avere cattivi voti a scuola o al catechismo" non aiuta di certo. I "lenti" e i "maldestri" non sono graditi, sebbene vi consentiranno, qualora lo desideriate, di accedere all' aborto welfaristico, quello al settimo mese. La razza zingara è particolarmente sotto tiro, sulle donne di quella specie, al primo passo falso, incombe il raschiamento ovarico... Non c' è che dire, i dodici "case study" sono la parte migliore del libro.

Dell' eugenetica svedese, protrattasi fino agli anni settanta, non si parla più molto visto che i "trattati" - parliamo di 65.000 persone - firmavano pur sempre un consenso, va detto. Ma quando quel consenso, e relativo intervento chirurgico, erano barattati con la libertà di uscire finalmente dalle "strutture", capiamo meglio il valore che avesse. Inoltre, una buona parte di loro era dichiarata (senza il loro consenso) "incapace" e il modulino lo firmava il fuzionario medico locale, al quale l' autorità sovraordinata, ma guarda un po', indicava in anticipo il numero-obiettivo da raggiungere nell' annata. Ultimo particolare: la socialdemocrazia svedese, sempre rispettosa del gentil sesso, ritenne che le donne costituivano il 93-95% del gruppo Idioti-Imbecilli-Deficienti (le tre categorie di cittadini costosi su cui si intervenne). Strana distribuzione che non suona molto scientifica.

Ma la storia del welfare svedese è santa e guai a chi la tocca, meglio non metterci becco.

Un pochino l' hanno macchiata due imprudenti studiosi italiani: Luca Dotti e Piero Colla, entrambi imbeccati dalla professoressa svedese Marija Runcis (origine lettone) e dal giornalista culturale del Dagens Nyheter (principale quotidiano svedese) Maciej Zaremba (origine belga).

Luca Dotti - L' utopia eugenetica del welfare state svedese (1934-1975) - Il programma socialdemocratico di sterilizzazione, aborto, castrazione -

sabato 5 febbraio 2011

Odio/Amore





link

link

Smontando e rimontando che Mahler ti fo?

Sotto il patrocinio Deutsche Grammophon, l' acerrimo guastatore s' intrufola nella sinfonia per disseminare i suoi sabotaggi. Pentagrammi intocchi, armonie e melodie intatte, si lavora su contesto e orecchie dell' ascoltatore. Il capolavoro vibra in ambienti insoliti, a partire dal capanno svizzero in cui fu composto. La decima avvistata dietro schermi che la filtrano grazie ad una fantasmagoria di infidi pixel.





Gustav Mahler recomposed By Matthew Herbert - Symphonie No. 10 Philharmonia Orchestra-Giuseppe Sinopoli



http://www.goear.com/playlist.php?v=56acaca

venerdì 4 febbraio 2011

La grande battaglia contro le preferenze altrui

Provate a pensarci, quasi tutte le battaglie civili moderne contro le "discriminazioni" possono essere ridotte a battaglia contro le "preferenze" di un sotto-gruppo sociale.

Recentemente, anche grazie all' effetto-lipperini, ci siamo appassionati alle battaglie tra donne.

Abbiamo visto che se le donne del gruppo A cedono volentieri alla lusinga di veder apprezzata la loro bellezza, ecco che spuntano le donne del gruppo B pronte a stigmatizzare questa preferenza (caso Avallone).

Se le donne del gruppo A sono inclini a risolvere i loro problemi materiali mediante forme di prostituzione, ecco che le donne del gruppo B si indignano dando l' assalto a questa preferenza "degenerata" e da cambiare al più presto (caso Ruby).

[Potrei proseguire parlando delle donne a cui piace dedicarsi alla famiglia, di quelle che non amano la vita lavorativa, di quelle che rifuggono dalla competizione. Costoro saranno bersaglio indiretto di chi ha preferenze opposte o comunque diverse]

Nella forma le combattive femministe cercheranno di non mettere sul banco degli accusati le loro sorelle, ma nella sostanza sarà così.

Attenzione, sebbene queste guerre intestine siano fomentate dall' ardore moralista, non si possono escludere motivazioni egoistiche: se nella società s' imponesse lo stereotipo della donna/puttana, tanto per dire, le donne non-puttane potrebbero risentirne da un punto di vista pratico. Se nella società s' imponesse lo stereotipo della bellezza femminile, potrebbero ricevere un danno coloro che non puntano su quell' "argomento".

Ad ogni modo, di fronte ad una battaglia "contro le preferenze" altrui ci si deve porre per lo meno un paio di domande.

1. Si possono modificare?

2. Se sì, bisogna farlo?

RISPOSTA A 1.

Se la "preferenza" è genetica si sappia che un 40-60% dei nostri tratti caratteriali è influenzabile dall' ambiente (fonte 1). Ma la teoria standard (fonte 2) ci dice che per avere una vera mutazione genetica delle preferenze "profonde" del gruppo, se non vogliamo procedere come si fa per selezionare le razze canine, occorrono dai 10.000 a 500.000 anni. Di recente qualcuno (fonte 3) ha avanzato l'ipotesi che ne bastino qualche migliaio.

Morale: ne sappiamo veramente poco.

RISPOSTA A 2.

se mai la risposta al quesito precedente fosse un sonoro "sì" i casini sopraggiungerebbero inesorabilmente al quesito successivo. C' è da prendersi la testa fra le mani: infatti, se le preferenze cambiano, il metro per valutare se il cambiamento è un miglioramento del benessere è già venuto a mancare.

Corollario impertinente: perchè le donne del gruppo tal dei tali anzichè "combattere" per il cambiamento delle preferenze altrui non si adoperano per cambiare le proprie? Con la loro battaglia testimoniano indirettamente la possibilità che le preferenze possano cambiare e seguendo l' impertinente suggerimento l' esito non muterebbe.

***

Conclusione teorica: se anche potessimo cambiare le "preferenze" del nostro vicino, non avrebbe comunque senso farlo.

Conclusione pratica: molte battaglie contro la discriminazione vanno combattute a testa bassa, se ci si ferma a pensare si è perduti.

giovedì 3 febbraio 2011

Peggio del "faso tuto mì" c' è solo il "so tuto mì".

Non ci crederete ma molti professori ammettono in modo rilassato di insegnare materie dall' utilità pratica quanto meno dubbia. Ci scherzano persino su.

Fanno cio' a cuor leggero convinti di avere l' asso nella manica, ovvero di poter dimostrare che, comunque, dall' applicazione nelle loro materie, gli allievi avranno grandi benefici che si ripercuoteranno visibilmente nella vita futura fuori dai banchi.

Il concetto su cui si fonda tanta fiducia è quel mito noto come "imparare ad imparare": il latino, per esempio, serve a ben poco ma è pur sempre una "ginnastica per il cervello". In altri termini, lo studio forsennato del latino ci insegnerebbe innanzitutto ad imparare anche in altri contesti.

Purtroppo oggi sappiamo che la "conoscenza è specifica". Ovvero, chi conosce bene una certa cosa, non per questo gode di particolari vantaggi se chiamato ad apprendere un' altra in altri campi del sapere. Chi sa il latino, sa il latino. Punto. La cosa sarà utile a leggere le inscrizioni sui monumenti antichi e poco più. Vale per il latino, per la geografia, per la musica, per le scienza... vale un po' per tutte le forme di conoscenza.

Questo forse spiega lo sconcerto e l' imbarazzo per certe uscite degli intellettuali nostrani in materie che non sono le loro proprie: all' ignoranza da Bar Sport assommano evidentemente una fiducia malriposta nell' esistenza di una fantomatica "conoscenza generalizzata". Avendo studiato a fondo per una vita A, grazie al misterioso tramite della "conoscenza generalizzata", pensano che basti unno sguardo sommario, una "sensazione" per potersi pronunciare da competenti anche su B. Loro, del resto, sono convinti di aver "imaparato ad imparare", cosicchè pensano d' "imparare" all' istante qualsiasi sia la materia su cui posano lo sguardo.

L' arroganza che germoglia da questo bias molto comune, fa dell' intellettuale ignorante un super-ignorante a cui il buon senso di molti avventori del Bar Sport darebbe dei punti; ho l' impressione che ci sia proprio questo dietro un Dario Fo o un Moni Ovadia che sproloquiano di politica, un Sartori che conciona di demografia, un Camilleri che gioca a fare l' antropologo, un Claudio Magris austero moralista, un giallista che s' inventa giuslavorista teorizzando sul precariato e chi più ne ha più ne metta.

NOTA 1: letteratura sul "transfer learning". Vedi anche la voce su wikipedia.

NOTA 2: studio sull' utilità (nulla) del latino a scuola; vedi anche i lavori pionieristici di Edward Thorndike.

P.S. come evitare che in proposito venga in mente l' amato Tetlock e la sua predilezione dei ricci sulle volpi.