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lunedì 2 maggio 2011

la Ragione non è un Gendarme!

Puo’ esistere una truffa senza che esista una chiara volontà di truffare?

La mia ansia di “denuncia” puo’ finalmente liberarsi per il semplice fatto che rinvengo, per esempio, pubblicità dall’ apparenza inequivocabilmente truffaldina?

Per molti sì, a costoro basta il “dato oggettivo” per poter parlare di truffa e di truffatori.

In questi casi l’ esempio è sempre la via maestra per capirsi: chi vende a terzi i numeri del Lotto vantando un particolare intuito è un truffatore oggettivo per il semplice fatto, dicono i censori, che non esistono in natura doti del genere e chi le spaccia, quand’ anche in buona fede circa i suoi super-poteri, instaura un negozio truffaldino che andrebbe denunciato alla svelta o comunque impedito.

Insomma, quando la “ragione” (che a volte chiamiamo “scienza” ) ci dice che il contenuto di una certa promessa è “impossibile”, il promittente, al di là della sua predisposizione psicologica, è “censurabile”.

La rete è zeppa di segnalazioni preoccupate circa l’ infondatezza di alcune credenze messe in circolo dalla pubblicità, dalla moda o da qualche guru (qui, quo, qua…).

Non è mia intenzione prendere di mira un caso specifico, piuttosto un’ attitudine preoccupante che ci spinge ad agire da censori facendoci credere nello stesso tempo di essere alfieri di una malintesa modernità. Il “proibizionista” in questi casi vede se stesso come un condannato alla lucidità, lui non vorrebbe “censurare”, non è nelle sue corde, ma chi se non lui puo’ portare il fardello di chi è rimasto indietro? Peccato che il suddetto fardello spesso sia solo un peso immaginario sotto di cui è dolce farsi opprimere…

Aakash Nihalani INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEI COLORI

… il proibizionista è spesso un sottile “ragionatore”, a lui piace “ragionare” e “calcolare”, solo che vorrebbe usare la Ragione per “censurare” anziché per “conoscere”, come se le due attività fossero facilmente intercambiabili.

E invece nello “scambio” sorgono gravi problemi, perché la Ragione funziona benissimo quando viene impiegata come strumento conoscitivo, ma funziona assai meno bene quando viene piegata a strumento di censura.

I problemi nascono dal fatto - curioso e non sempre registrato - che una “regola razionale” che accresce il benessere di tutti, spesso implica proprio l’ adozione di “comportamenti irrazionali”. E’ la ragione stessa che ci chiede di non censurare comportamenti irrazionali.

Il Nobel Robert Aumann fu il primo a tracciare una distinzione tra “atti razionali” e “regole razionali”: un atto puo’ non rientrare nei primi ma essere compiuto nell’ ossequio delle seconde: un caso esemplare è rappresentato dall’ ultimatum game.

Esempi ancor più tersi vengono dal mondo della finanza scrupolosamente indagato da Eric Falkenstein; qui la gente, contrariamente alle assicurazioni e a quanto predetto dalle teorie ortodosse - si accolla taluni rischi senza pretendere “premi”. Anzi, talvolta paga del suo pur di poterlo fare: molti di noi sentono infatti l’ insopprimibile esigenza di rischiare laddove si sentono “vocati”:

“… come regola, avere un sogno, prendersi un rischio sulla base di una speranza, è un’ attitudine sana e diffusa un po’ ovunque, persino nel mondo della finanza… anche se cio’ implica il tenere comportamenti ritenuti irrazionali dalla maggioranza… questo virtuoso sconfinamento nell’ irrazionalità è una sonda utile per indagare meglio la propria vocazione, è utile per fare scoperte inaspettate, magari su aspetti non direttamente attinenti con quelli prevedibili in partenza… la regola di prendersi un rischio irragionevole quando si è ispirati è una buona regola… almeno dal punto di vista strategico…”

Eric Falkenstein – Finding Alpha -

Questo (sano) istinto spiega come mai i titoli di borsa più rischiosi abbiano un ritorno atteso più basso anziché più alto come sarebbe logico attendersi con operatori avversi al rischio. Si rischia sperando, non si rischia calcolando. Possiamo censurare un calcolo denunciandolo come scorretto ma non possiamo censurare una speranza.

Sul punto ci si limita a riecheggiare il buon Ray Bradbury:

“… ogni tanto ognuno di noi è chiamato a “saltare il burrone” costruendosi sul posto le ali necessarie, e per farlo bisogna rischiare sulla base delle speranze che ognuno di noi culla nel suo cuore…”

La “speranza”, questa sconosciuta che miete vittime e manda avanti il mondo.

Molti grandi “innovatori” a cui dobbiamo il nostro benessere – fortunantamente per noi - erano dotati di uno spiccato “coraggio intellettuale”, ovvero di quella particolare resistenza contro il disprezzo intellettuale proveniente dal Sapere Ufficiale che marchiava le loro idee come “irrazionali” se non ridicole. Questa accusa non scalfiva il loro ego e cio’ ha consentito di perseverare nell’ irrazionale  intrapresa in cui erano coinvolti. Ma i “ridicolizzatori” di ieri sono un ostacolo secondario rispetto ai “censori” di oggi.

Dal punto di vista evolutivo sembra vincente una società con parecchi membri che ragionano all’ incirca così: pretendere di indovinare i numeri del Lotto non è ragionevole, ma io sono “speciale” e posso farlo; pretendere di fondare una nuova religione è da matti, ma io posseggo il carisma necessario per riuscirci; pretendere di rivoluzionare le teorie della fisica è impresa folle, ma io sono Einstein e ci riuscirò! Tutti atteggiamenti irrazionali ma “sani”, atteggiamenti che moltiplicano le prove e gli errori consegnando ai posteri il saldo positivo.

Innovare, molto spesso, è come fare un salto nel buio, occorre una grande fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. Anzi, diciamola tutta, occorre un’ irrazionale fiducia in se stessi! Forse per questo la natura equipaggia la nostra mente con un robusto “overconfidence bias” (in ogni settore delle attività umane la maggioranza degli operatori si crede più dotato della media).

Un mondo che si affida solo al freddo calcolo delle probabilità è un mondo statico che si consegna alla ruggine.

Non voglio con questo dire che sul campo non restino dei “cadaveri”, voglio solo dire che non ha molto senso dispiegare il preservativo universale tanto amato dai proibizionisti perchè “avere sogni”, “avere speranze”, “accollarsi il rischio della propria vocazione”, sono tutti atteggiamenti che, pur conducendo a comportamenti irrazionali che fanno parecchie vittime, seguono pur sempre una “regola socialmente ottima” che non andrebbe disincentivata.

Una buona società, quindi, non vessa i suoi componenti reprimendo e censurando taluni  atteggiamenti solo perché sono palesemente irrazionali, una buona società sa che dietro un atto razionale puo’ nascondersi una regola razionale, una buona società sa che la ragione è fatta per conoscere non per censurare, e si guarda bene dall’ assumerla come Gendarme al proprio servizio!

p.s. link

 

venerdì 10 dicembre 2010

Capire la mente cattolica IV

Quando ELV giunge a discutere dell' "infallibilità papale" sembra davvero avere tutta la sensibilità contemporanea dalla sua parte. L' accusa rivolta alla Chiesa cattolica non fa sconti:

Nessuno non sbaglia mai, e infatti il papa vuol farci credere di non sbagliare solo quando si pronuncia "ex cathedra", ma poi definisce in modo vago questa condizione. Ad ogni modo, se l' infallibilità riguarda verità verificabili, allora è inutile, se riguarda verità inverificabili, allora anch' io potrei ritenermi "infallibile".

[...e infatti puoi farlo. Devi solo chiederti perchè in questo caso nessuno si prende la briga di contestare una simile attribuzione...]

Dopo di che ELV passa in rassegna alcuni "errori" storici della Chiesa. Si parla dell' appoggio al fenomeno della schiavitù, della discriminazione prodotta tra i sessi, dell' attacco alla scienza con il processo a Galileo...

Una lista insoddisfacente, per usare un eufemismo. E per sfiorare il merito a proposito dei destini della Chiesa Cattolica... mi si dica solo quale istituzione nella storia ha fatto di più per far sparire la "schiavitù" dalla faccia della terra. Mi si dica soltanto quale istituzione nella storia ha fatto di più per le donne. Mi si dica soltanto quale filosofo contemporaneo starebbe oggi dalla parte di Galileo, mi si dica soltanto quale scienziato contemporaneo acceterebbe le prove portate da Galileo a sostegno delle sue tesi.

Presto, occorrono altri esempi, perchè siamo rimasti decisamente a corto.

Ma torniamo all' accusa di fondo.

Notiamo innanzitutto che il Cattolico non è un relativista, pensa che la Verità esista, che ci sia una "bocca" che la pronuncia e delle "orecchie" che la ascoltano. Se la verità esiste e possiamo coglierla, esiste necessariamente anche una fonte "infallibile" da cui promana. La fallibilità della condizione terrena non è estromessa da questa visione, bensì relegata alle "orecchie".

Cristo è la fonte individuata dalle orecchie Cattoliche e la Chiesa, con il Papa suo portavoce, prolunga la presenza di Cristo sulla terra. Proclamare l' infallibilità di questa parola è abbastanza conseguenziale. Cosa si pretende dalla Chiesa? Forse una contraddizione?

ELV si lamenta poi della vaghezza con cui vengono individuati i pronunciamenti "ex cathedra".

Strano, finora, e proprio su questi stessi temi, si era lagnato dell' eccesso di "particolari" e definizioni perentorie. Ora si dedica invece ad una lamentazione di segno opposto.

Passiamo all' ultima parte dell' accusa.

Posso capisco ELV quando asserisce l' inutilità di autoproclamarsi infallibili allorchè si pronuncino verità verificabili. E infatti la Chiesa non lo fa.

Tuttavia la Chiesa ha pronunciato (e testimoniato, e vissuto) nel corso della Storia alcune verità etiche fondamentali intorno alla dignità dell' uomo. Tutto cio' non è stato "inutile", ha dato lustro, credibilità e Tradizione all' istituzione.

Questo modo di attraversare la storia rende la Chiesa qualcosa di fondamentalmente diverso da "me" o da "te" presi come monadi isolate. Per questo che "io" o "te" possiamo pure dichiaraci "infallibili" ma una dichiarazione del genere suonerebbe poco credibile se non ridicola.

Nel linguaggio del mondo il termine "infallibile" è ripudiato. Ma esistono valide "traduzioni" che faciliterebbero la comunicazione tra i due fronti.

La teoria dei giochi teorizza un accordo necessario tra le parti che decidono di discutere ad oltranza (Teorema di Aumann). Chi non è relativista puo' chiamare questo accordo "verità" e la discussione comunitaria che precede la sua individuazione "avanzamento infallibile verso la verità". La Chiesa Cattolica (universale!!) va pensata allora come "comunità" in discussione (in cammino) e la parola del Papa come tappa progressiva di questo avanzamento infallibile. Tutto cio' che appariva arrogante acquisterebbe nuovo senso anche per la mente secolarizzata.

sabato 23 ottobre 2010

Accordarsi nel disaccordo

La gente ama discutere ma quasi sempre non va d' accordo, magari persino su questioni dove pensa siano implicate delle verità oggettive.

Non solo, capita spesso che più discuta più profondi divengano i disaccordi.

Sono infiniti gli argomenti problematici: Dio, la morale, il calcio, l' influenza dei media sul voto alle elezioni, la meccanica quantistica, l' altezza dell' uomo che è appena passato, la bellezza di Isabelle Huppert...

La gente non va d' accordo, e magari, dopo aver constatato il disaccordo, non è nemmeno imbarazzata; stranamente non stupisce. Si è abituata ad avere opinioni divergenti.

E' del parere che il disaccordo sia un esito del tutto naturale, anche tra "specialisti". La gente trova un suo "equilibrio" nel disaccodo; in altre parole: concorda nel fatto di non concordare.

Ci si stringe cavallerescamente la mano nel rispetto reciproco: si concorda nel disaccordo e si vive appagati.

Eppure, chi ha approfondito la questione trova stravagante che una discussione possa concludersi così.

Di più, la teoria ci dice chiaramente che un equilibrio del genere è impossibile (Teorema dell' impossibilità di Aumann).

Si puo' solo essere d' accordo di essere d' accordo, ma non si puo' essere d' accordo di non essere d' accordo.

[.. Inutile riprendere la teoria ufficiale (avevo già dedicato un post al tema), per capire in modo intuitivo come procede basti considerare come in una comunità di persone ragionevoli lo sport delle scommesse fatichi a prendere piede: se c' è qualcuno che accetta la scommessa che propongo, allora c' è qualcosa che non va nelle credenze che stanno alla base della mia proposta...]

Per capire poi dove risieda la fonte dei disaccordi, basta verificare l' ipotesi violata tra quelle che Aumann pone a base del suo teorema.

Due persone, Giovanni e Giuseppe, disputano su un argomento. Se:

H1. G&G sono bayesiani... se:

H2. G&G sono honest-truth-seeking... se:

H3. G&G hanno "conoscenza comune" (sanno esattamente cosa pensa l' altro)... se:

H4. G&G hanno "principi comuni" (credono la stessa cosa se informati nello stesso modo)...

... allora G&G devono per forza di cose giungere nel merito ad un accordo su tutta la linea. E lo stesso quando passano alla questione successiva. E via così all' infinito, finchè non saranno d' accordo su tutto.

Perchè allora nel mondo reale, nonstante la logica, la gente non concorda e sembra pacificata nel rispettivo dissentire? Evidentemente qualche ipotesi non tiene.

H1 stabilisce semplicemente che i due disputanti siano ragionevoli. Se Giuseppe ammettesse di non esserlo, saremmo a cavallo, la spiegazione è bell' e pronta. Ma penso che tra i contendenti, pochi siano disposti a tanto.

Di H2 avevo già accennato dicendo che puo' avere un peso. Ma, in genere, chi non è un "honest-truth-seeking" finisce in qualche modo per ammetterlo, anzi, per rivendicarlo, e le cose si chiariscono. Certo, magari si evita la definizione di "disonesto" per ripiegare verso una terminologia più edulcorata.

Ad ogni modo H2 puo' essere sempre una pista da battere per trovare l' accordo pieno: nella discussione che precedeva Davide ha detto di essere ben felice di fare da custode al "tabù" dello schiavismo (ha ragione è una funzione sociale preziosissima), e questo è stato estremamente illuminante.

Neanche H3 presenta grandi problemi: due honest-truth-seeking, nel corso della discussione, arriveranno presto a condividere la propria conoscenza. A meno che qualcuno sia reticente, se non bugiardo. Ma se G&G sono honest-truth-seeking, difficilmente saranno reticenti.

Inoltre, due honest-truth-seeking, se discutono intimamente, realizzeranno prima o poi quella che i logici chiamano "conoscenza profonda": io so cio' che tu sai che io so che tu sai che io so... Una conoscenza essenziale per il teorema.

H4 sembra davvero essere l' ipotesi cruciale. Ma decifrare H4 è meno semplice di quanto si pensi.

G&G possono avere "principi diversi" ed essere entrambi ragionevoli?

Ponete il caso di due giudici che con le stesse identiche informazioni a disposizione sono chiamati a giudicare lo stesso caso. Ammettiamo poi che le loro sentenze finali divergano in modo antitetico.

Se rispondiamo di "sì" alla domanda appena posta dobbiamo anche tollerare il fatto che entrambe le sentenze possano essere sia conclusive che perfettamente valide.

Una concessione che turberebbe chiunque.

Eppurre per molti - chiamiamoli "discrezionalisti" - avere punti di partenza differenti è lecito, in sè non viola alcuna norma razionale.

In un certo senso la posizione dei "discrezionalisti" ci sembra di comprenderla: chi parte da premesse differenti giungerà a conclusioni differenti. Attenzione però a non lasciarsi sedurre da una simile cosiderazione, significherebbe travisare H4, ovvero non aver compreso cosa intendiamo per "principio".

Ogni "principio" responsabile del dissidio tra Giovanni e Giuseppe puo' essere a sua volta messo in discussione e cessare così di essere un "principio" che differenzia le posizioni dei due.

Dopo la discussione, infatti, per effetto ancora una volta del teorema di Aumann, non esisterà più un disaccordo sulla validità di quello che prima Giovanni e Giuseppe consideravano un "principio" divisorio.

Per questo dicevo che l' interpretazione di H4 (comunemente nota come CPA = common priors assumption) non è immediata.

Alla fine della fiera c' è solo un principio che mette tutti "d' accordo sul disaccordo" esistente, ed è il principio: "Io sono infallibile".

Da notare che da un principio del genere si puo' coerentemente costruire un florilegio di verità del tipo: "Io sono infallibile e io dico X".

Se Giovanni sostine il principio per cui "Giovanni è infallibile" e Giuseppe sostiene il principio per cui "Giuseppe è infallibile", i due probabilmente non andranno d' accordo su una certa questione ma potranno stringersi la mano perchè sono d' accordo sulla fonte del proprio disaccordo.

[E' lo stesso motivo per cui se Giovanni si sente infallibile troverà il modo di scommettere con il Giuseppe che si sente infallibile, anche se entrambi sono e si riconoscono individui razionali]

In effetti se Giovanni e Giuseppe si ritengono infallibili, eludono il teorema di Aumann e si presentano al pubblico come due persone perfettamente razionali che hanno concluso una discussione mantenendo il proprio disaccordo.

Possiamo considerare due persone del genere piuttosto "presuntuose"? Beh, direi di sì.

Mi sembra di poter chiudere affermando che la maggior parte dei disaccordi deriva da insincerità e da presunzione.

Sai che scoperta.

E la cura?

L' introspezione è l' unica che mi viene in mente.

POSTILLA

La Chiesa Cattolica nel postulare l' infallibilità papale è presuntuosa?

Sembrerebbe proprio di sì.

Ma faccio notare solo un elemento a discarico: il teorema di Aumann è eluso da chi postula la propria infallibilità ma non per questo disdegna l' infallibilità in quanto tale.

Anzi, il terema di Auman ci dice che una volta concluse le discussioni avremo a disposizione una verità determinata in modo infallibile.

O meglio, ci si è avvicinati alla verità il più possibile, il che lo possiamo questa volta affermare in modo infallibile e concordemente. Non è certo presuntuoso usare qui quell' aggettivo!

Certo, occorre avere un briciolo di fede nel fatto che la ragione umana, se correttamente esercitata, possa avvicinarsi alla verità.

Certo, bisogna che si chiuda la "Discussione Universale" e che convergano, come necessariamente devono convergere, tutte le opinioni degli uomini ragionevoli.

Ma il Papa non è a capo del "cattolicesimo"? Ma "Cattolico" non significa proprio "universale"?

Bene, spero che questi siano indizi che ci consentano di elaborare un' interpretazione feconda del termine "infallibile", sarebbe un' interpretazione facilmente comprensibile alla ragione ma soprattutto alternativa ad un' interpretazione ben più problematica.

Un link con link interessanti: http://www.overcomingbias.com/2006/12/agreeing_to_agr.html