Se penso ad un paese civile, penso giocoforza alla Svizzera.
Democrazia più antica d' Europa, federalismo vero e non parolaio. Uno sberleffo istituzionale vivente a chi pensa ed insegna che, affinchè ci sia un "popolo", occorre condividere "lingua & costumi". La Svizzera troneggia alle spalle di questi professori saputelli a prescindere dai fatti e ci ricorda che invece basta un accordo.
Non mi stupisco quindi se in tema di emigrazione adotti una politica per molti versi condivisibile: generosità nell' accoglienza ed espulsione immediata per chi commette un crimine.
Il liberale va in sollucchero quando sente una cosa del genere. Lui disdegna punire gli innocenti (magari con dei limiti all' ingresso). Ma, per una questione di realismo, deve compensare punendo molto duramente i colpevoli.
Il referendum di ieri ha confermato questa soluzione.
Ricordo solo che la Svizzera è il paese in Europa che accoglie nei suoi confini più immigrati (in %).
A proposito, ne approfitto per ricordare altresì che nessun paese ha salvato tanti ebrei quanti ne ha salvati la Svizzera in tempo di guerra. E, nonostante le dimensioni del paese, parlo di numeri assoluti!
Meglio ripeterlo visto che Lilliana Segre, fino a poco tempo fa, girava per le scuole a raccontare la sua drammatica esperienza di respingimento proprio ai confini svizzeri. Girava anche per le Radio, per esempio a Radio Tre, per esempio a Fahrenheit, dove, come al solito, hanno preferito tralasciare i "particolari" (!?) per consentire all' uditorio di concentrarsi sulla lacrimuccia e sull' odio per i "cattivoni" che nessuno produce a getto continuo quanto riescono a fare i "relativisti".
http://www.chicago-blog.it/2010/11/29/ciapa-la-lezione-dalla-svizzera-sui-referendum-e-il-fisco-di-sergio-morisoli/
giovedì 2 dicembre 2010
Sola a presidiare la fortezza
Flannery O'Connor e il mistero della scrittura
IMBAMBOLATI
Gli strani personaggi che popolano i suoi racconti osservano la realtà come imbambolati; ricordiamoci del precetto: più al lungo guardate un oggetto e più mondo ci vedrete dentro. Questo "eccesso di visione" è indescrivibile, ma c' è. E noi non sappiamo mai come inciderà sull' animo di chi vi si espone, ma sappiamo che da quel momento potrà accadere di tutto: violenza gratuita, grottesco, bizzarro, misto di comicità ed orrore. Cio' che sicuramente salta in aria è il buon senso.
SHEPPARD
Rimpinzare il proprio vuoto con opere buone è un comportamento infernale. La fede è un riconoscimento, e l' ingordigia di "bontà" a volte ci obnubila favorendo distrazioni fatali. Con uno slancio generoso, Sheppard accoglie in casa Rufus Johnson, un ragazzino che era stato in Riformatorio e che lui voleva redimere. Imbevuto di nozioni psicologiche e di un umanitarismo filantropico, è convinto che il male possa essere vinto con un' educazione laica volta allo sviluppo dell' intelligenza. Ma ne uscirà sconfitto, J. non farà che sfuggire agli schemi razionali che stanno davanti a lui come trappole, e questo avviene in pagine che toccano il nervo più vivo della condizione umana.
ARTE = SOLITUDINE
L' arte è una lingua interiore. L' artista, poichè è chiamato ad occuparsi solo di se stesso, è deficitario, non ha strumenti per capire il mondo.
Spiego meglio.
La politica e la sociologia si occuperanno dell' interazione in gruppi umani estesi, l' economia in gruppi umani ristretti, la psicologia dei comportamenti individuali, ma solo l' arte si occupa del singolo in assenza di comportamento, di quel paesaggio interiore privo di espressione.
Il perito di questa immota solitudine ha solo parole svianti quando tenta di dedicarsi ad altro. E molti sembra proprio abbiano scelto l' arte come comoda via per fare poi altro.
Flannery invece amava la solitudine e vi anelava constantemente, già da piccola si chiudeva a chiave nelle stanze, benediceva ogni giorno la sua grave malattia pensandola come la barriera più efficiente contro la perniciosa interferenza dei contatti umani.
BELLEZZA SALVIFICA (OVVERO: L' ARTE SACRA OGGI)
Vi ricordate l' imbarazzante adozione di Tolkien ad opera dei "neo-fascisti"? Ebbene, da tempo i ciellini hanno adottato Flannery - ancora una prefazione di Don Giussani all' ultima raccolta di racconti, ancora una mostra in suo onore all' ultimo Meeting - con lei spartiscono un comandamento impegnativo: la bellezza salva.
La bellezza è una preda astuta, che sfugge e si metamorfizza nel tempo passando sotto il naso di chi ancora ha in mente le fattezze di quella strana "bestia" osservate allorquando un grande artista del passato riuscì temporaneamente ad ingabbiarla.
Ma Flannery ha le idee chiare e sa dove l' arte religiosa è chiamata a lavorare oggi: sono i malfattori, gli storpi, i deformi (dentro e fuori) coloro da cui promana quella particolare bellezza incommensurabile, l' unica che non si puo' dissociare dalla "verità", l' unica di cui è avida l' arte sacra.
Gli scrittori che vedono e narrano alla luce della fede cristiana sono chiamati ad essere i più fini osservatori del grottesco, del perverso, del demenziale, dell' assurdo, dell' autistico. Lo stesso dicasi per musicisti e pittori.
Sono chiamati anche a liberarsi di allegorie, metafore ed altri profilattici; sono chiamati a stare senza intermediazioni davanti all' incarnazione del difetto, del limitato, del tarato. Flannery è in questo fulgido esempio.
ORRORE
L' arte sacra deve rifuggire le formule pie, deve scioccare il lettore con il gusto dell' edificante, deve liberarsi di ogni svenevole moralismo, quello è annoiante laicume; deve setacciare tutto il sublime residuo e liberarsene finchè è in tempo: così prosciugata inscenerà uno spettacolo in cui l' orribile si offre sempre temprato dal ridicolo.
Nell' arte sacra non deve trapelare alcuna "intenzione ideale", il mestiere dell' artista è deludere il critico-tartufo che ne va in spasmodica ricerca.
E' difficile produrre oggi arte sacra, perchè una simile arte è chiamata a scandalizzare chi già passa tutto il giorno a scandalizzarsi per ragioni sbagliate.
Lo scandalo si crea quando uno stile concreto e realista presenta in carne e sangue un' imperscrutabile verità spirituale.
E' lo scandalo dell' Incarnazione! Sparisca ogni simbolo, ogni metafora, ogni allegoria, ogni linguaggio; l' arte deve farne a meno per privilegiare l' incandescenza del contatto diretto, unico "linguaggio" rinnovato in grado di rendere qui ed ora il mistero dell' Incarnato. Sia bandita ogni astrazione a favore della concretezza e di tutte le imperfezioni e asimmetrie che puo' presentare una pietra appena dissotterrata.
I racconti sono "duri", la musica "dissonante", le forme "ellittiche", ma solo perchè "duro", "dissonante", "ellittico" è il messaggio cristiano.
L' ambiguità grottesca che abbonda nelle pagine di Flannery è la stimmate di un' umanità marchiata dal Peccato originale, ovvero dal "limite". Mai soggetto si presta tanto ad essere trattato in racconti e in musiche dell' orrore.
Purchè siano racconti e musiche prive di "atmosfere" orrorifiche.
L' "orrore" prosciugato da ogni atmosfera resta inquietante poichè c' impedisce di dimenticare che partecipiamo della sua condizione. L' "atmosfera" mitiga questo effetto disturbante poichè amplifica artificiosamente il mostruoso puntando sulla sua rassicurante alterità.
Flannery difende con i denti il diritto dell' artista cristiano a scegliere il "negativo" della realtà, le numerose tare che l' affliggono. E con il mondo che diventa sempre più materialistico ci sarà sempre più da scegliere. L' arte sacra ha un futuro.
IL LATO RIDICOLO DELLA FEDE
la fede ha in sè qualcosa di ridicolo e il fedele che anela all' assoluto è un personaggio grottesco. Chi non lo riconosce è spacciato. Flannery lo racconta e riracconta in ogni sua pagina avvalendosi di uno stile chiaro, veloce e realistico.
VIOLENZA DELLA GRAZIA
La violenza non è sempre al servizio del Male, esiste anche la violenza al servizio del Bene.
Flannery decide scientemente di sostituire la parola "amore" con la parola "grazia". Questo perchè l' amore è incompatibile con la violenza mentre l' amore cristiano necessità di cospicue dosi di violenza visto che deve competere con un male concreto ed operante. La mente dell' uomo è chiusa e coesa come un diamante, solo la forza tagliente di un altro diamante puo' competere con essa.
"Il Paradiso è dei violenti", un titolo ma anche un motto che racchiude la piccola irlandese.
LEI
Brusca, sdegnosa, senza pretese, splendida e inappariscente... circondata dai suoi pavoni.
IMBAMBOLATI
Gli strani personaggi che popolano i suoi racconti osservano la realtà come imbambolati; ricordiamoci del precetto: più al lungo guardate un oggetto e più mondo ci vedrete dentro. Questo "eccesso di visione" è indescrivibile, ma c' è. E noi non sappiamo mai come inciderà sull' animo di chi vi si espone, ma sappiamo che da quel momento potrà accadere di tutto: violenza gratuita, grottesco, bizzarro, misto di comicità ed orrore. Cio' che sicuramente salta in aria è il buon senso.
SHEPPARD
Rimpinzare il proprio vuoto con opere buone è un comportamento infernale. La fede è un riconoscimento, e l' ingordigia di "bontà" a volte ci obnubila favorendo distrazioni fatali. Con uno slancio generoso, Sheppard accoglie in casa Rufus Johnson, un ragazzino che era stato in Riformatorio e che lui voleva redimere. Imbevuto di nozioni psicologiche e di un umanitarismo filantropico, è convinto che il male possa essere vinto con un' educazione laica volta allo sviluppo dell' intelligenza. Ma ne uscirà sconfitto, J. non farà che sfuggire agli schemi razionali che stanno davanti a lui come trappole, e questo avviene in pagine che toccano il nervo più vivo della condizione umana.
ARTE = SOLITUDINE
L' arte è una lingua interiore. L' artista, poichè è chiamato ad occuparsi solo di se stesso, è deficitario, non ha strumenti per capire il mondo.
Spiego meglio.
La politica e la sociologia si occuperanno dell' interazione in gruppi umani estesi, l' economia in gruppi umani ristretti, la psicologia dei comportamenti individuali, ma solo l' arte si occupa del singolo in assenza di comportamento, di quel paesaggio interiore privo di espressione.
Il perito di questa immota solitudine ha solo parole svianti quando tenta di dedicarsi ad altro. E molti sembra proprio abbiano scelto l' arte come comoda via per fare poi altro.
Flannery invece amava la solitudine e vi anelava constantemente, già da piccola si chiudeva a chiave nelle stanze, benediceva ogni giorno la sua grave malattia pensandola come la barriera più efficiente contro la perniciosa interferenza dei contatti umani.
BELLEZZA SALVIFICA (OVVERO: L' ARTE SACRA OGGI)
Vi ricordate l' imbarazzante adozione di Tolkien ad opera dei "neo-fascisti"? Ebbene, da tempo i ciellini hanno adottato Flannery - ancora una prefazione di Don Giussani all' ultima raccolta di racconti, ancora una mostra in suo onore all' ultimo Meeting - con lei spartiscono un comandamento impegnativo: la bellezza salva.
La bellezza è una preda astuta, che sfugge e si metamorfizza nel tempo passando sotto il naso di chi ancora ha in mente le fattezze di quella strana "bestia" osservate allorquando un grande artista del passato riuscì temporaneamente ad ingabbiarla.
Ma Flannery ha le idee chiare e sa dove l' arte religiosa è chiamata a lavorare oggi: sono i malfattori, gli storpi, i deformi (dentro e fuori) coloro da cui promana quella particolare bellezza incommensurabile, l' unica che non si puo' dissociare dalla "verità", l' unica di cui è avida l' arte sacra.
Gli scrittori che vedono e narrano alla luce della fede cristiana sono chiamati ad essere i più fini osservatori del grottesco, del perverso, del demenziale, dell' assurdo, dell' autistico. Lo stesso dicasi per musicisti e pittori.
Sono chiamati anche a liberarsi di allegorie, metafore ed altri profilattici; sono chiamati a stare senza intermediazioni davanti all' incarnazione del difetto, del limitato, del tarato. Flannery è in questo fulgido esempio.
ORRORE
L' arte sacra deve rifuggire le formule pie, deve scioccare il lettore con il gusto dell' edificante, deve liberarsi di ogni svenevole moralismo, quello è annoiante laicume; deve setacciare tutto il sublime residuo e liberarsene finchè è in tempo: così prosciugata inscenerà uno spettacolo in cui l' orribile si offre sempre temprato dal ridicolo.
Nell' arte sacra non deve trapelare alcuna "intenzione ideale", il mestiere dell' artista è deludere il critico-tartufo che ne va in spasmodica ricerca.
E' difficile produrre oggi arte sacra, perchè una simile arte è chiamata a scandalizzare chi già passa tutto il giorno a scandalizzarsi per ragioni sbagliate.
Lo scandalo si crea quando uno stile concreto e realista presenta in carne e sangue un' imperscrutabile verità spirituale.
E' lo scandalo dell' Incarnazione! Sparisca ogni simbolo, ogni metafora, ogni allegoria, ogni linguaggio; l' arte deve farne a meno per privilegiare l' incandescenza del contatto diretto, unico "linguaggio" rinnovato in grado di rendere qui ed ora il mistero dell' Incarnato. Sia bandita ogni astrazione a favore della concretezza e di tutte le imperfezioni e asimmetrie che puo' presentare una pietra appena dissotterrata.
I racconti sono "duri", la musica "dissonante", le forme "ellittiche", ma solo perchè "duro", "dissonante", "ellittico" è il messaggio cristiano.
L' ambiguità grottesca che abbonda nelle pagine di Flannery è la stimmate di un' umanità marchiata dal Peccato originale, ovvero dal "limite". Mai soggetto si presta tanto ad essere trattato in racconti e in musiche dell' orrore.
Purchè siano racconti e musiche prive di "atmosfere" orrorifiche.
L' "orrore" prosciugato da ogni atmosfera resta inquietante poichè c' impedisce di dimenticare che partecipiamo della sua condizione. L' "atmosfera" mitiga questo effetto disturbante poichè amplifica artificiosamente il mostruoso puntando sulla sua rassicurante alterità.
Flannery difende con i denti il diritto dell' artista cristiano a scegliere il "negativo" della realtà, le numerose tare che l' affliggono. E con il mondo che diventa sempre più materialistico ci sarà sempre più da scegliere. L' arte sacra ha un futuro.
IL LATO RIDICOLO DELLA FEDE
la fede ha in sè qualcosa di ridicolo e il fedele che anela all' assoluto è un personaggio grottesco. Chi non lo riconosce è spacciato. Flannery lo racconta e riracconta in ogni sua pagina avvalendosi di uno stile chiaro, veloce e realistico.
VIOLENZA DELLA GRAZIA
La violenza non è sempre al servizio del Male, esiste anche la violenza al servizio del Bene.
Flannery decide scientemente di sostituire la parola "amore" con la parola "grazia". Questo perchè l' amore è incompatibile con la violenza mentre l' amore cristiano necessità di cospicue dosi di violenza visto che deve competere con un male concreto ed operante. La mente dell' uomo è chiusa e coesa come un diamante, solo la forza tagliente di un altro diamante puo' competere con essa.
"Il Paradiso è dei violenti", un titolo ma anche un motto che racchiude la piccola irlandese.
LEI
Brusca, sdegnosa, senza pretese, splendida e inappariscente... circondata dai suoi pavoni.
mercoledì 1 dicembre 2010
La prevedibile disperazione di Monicelli
Un altro grande ateo si è suicidato. Tra le due cose c' è una relazione?
Nel caso specifico nessuno puo' dirlo, ma in generale ormai pochi dubitano: essere religiosi dimezza le possibilità di suicidio.
E il suicidio è l' unico indicatore affidabile per misurare la felicità.
Vietare il suicidio avvalendosi dello Stato, non mi sembra il modo migliore per valorizzare questa virtù del pensiero religioso.
Vietare il suicidio avvalendosi dello Stato, non mi sembra il modo migliore per valorizzare questa virtù del pensiero religioso.
Nel caso specifico nessuno puo' dirlo, ma in generale ormai pochi dubitano: essere religiosi dimezza le possibilità di suicidio.
E il suicidio è l' unico indicatore affidabile per misurare la felicità.
Vietare il suicidio avvalendosi dello Stato, non mi sembra il modo migliore per valorizzare questa virtù del pensiero religioso.
Vietare il suicidio avvalendosi dello Stato, non mi sembra il modo migliore per valorizzare questa virtù del pensiero religioso.
Libertarianism A-Z: "Vieni via con me" (ovvero la TV)
Fabio Fazio (FF) avrebbe dovuto invitare i pro-life nella sua trasmissione?
Lui dice di no: "se vogliono parlare, lo facciano nelle loro trasmissioni".
Giusto, senonchè "Vieni via con me" è classificata come "servizio pubblico".
FF, e molti con lui, quando replicano così, dimostrano di non conoscere il significato dell' espressione "servizio pubblico".
Una trasmissione del servizio pubblico è una trasmissione utile a tutti ma che il mercato non puo' produrre a causa degli inevitabili "comportamenti opportunistici" a cui darebbe luogo una simile impresa.
Tutti sanno cosa sia un comportamento opportunistico: l' opportunista dice mentendo che non è interessato ad un certo bene, in questo modo non contribuisce alla sua produzione, dopodichè, una volta che il bene è stato prodotto con risorse altrui, lo sfrutta al pari degli altri visto che non puo' più essere escluso. Per esempio: posso dire che non m' interessa lo scudo anti-aereo e non finanziare così il progetto della difesa. Ma poi, una volta che il progetto è concluso, anch'io, che abito in Italia, godrò inevitabilmente di quella protezione. [Un modo rozzo per aggirare il problema consiste nel dichiarare "servizio pubblico" lo scudo spaziale e finanziarlo con le tasse generali].
Da quanto detto capiamo che condizione necessaria affinchè una trasmissione TV sia "servizio pubblico" è che "tutti" i contribuenti ne usufruiscano. Questo perchè "tutti" sono chiamati a finanziarla.
Bene, davvero qualcuno potrebbe sostenere seriamente che i pro-life, nonostante godano di una trasmissione come "Vieni via con me", non vogliano ammetterlo? Sostenerlo rasenta l' assurdo, chiunque ne converrà.
Conclusione elementare: se vogliamo che sia "servizio pubblico", il diritto di replica è dovuto. Punto.
Obiezione disperata: "ma allora tutte le trasmissioni del servizio pubblico sarebbero imbottite con "diritti di replica".
E' una risposta senza alcun peso specifico poichè pone un problema che riguarda solo chi ritiene che esista un "servizio pubblico" in tema di Radio e TV. E' dunque un' obiezione irricevibile per un libertario. Al contrario, potrebbe angosciare ancor di più i "fabiofaziosi", ovvero coloro stessi che la avanzano, visto che in genere sono proprio loro a sostenere la necessità di un "servizio pubblico".
I più superficiali potrebbero poi pensare che "Vieni via con me" sia in ogni caso in grado di ripagarsi da sè visti i buoni ascolti. Ma questo testimonia solo che non si tratta di "servizio pubblico", il mercato puo' produrre "beni che si ripagano" e la Rai non è dunque l' ospite adeguato.
P.S. In questa sede non giudico comunque i contenuti della trasmissione. Su tre puntate ne ho visti dieci minuti, qualcuno faceva delle liste elencando un po' alla rinfusa oggetti simbolici e altre suppellettili cariche di "memoria"; insomma, le classiche "liste" di chi è invecchiato ben prima di finire la gioventù. Il giovane/vecchio è uno che a 30 anni è già zeppo di malinconie, cosicchè guarda al passato con il languore e l' occhio spento dell' ottuagenario. Non lasciatevi ingannare, sotto quel languore cova l' odio, sentimento sempre presente dove esala il romanticismo. L' aspetto mellifluo è riservato alla "parrocchietta" che condivide quel passato, di fronte al clandestino o al "diverso" che "non lo capisce" il mellifluo sente estraneità e tira subito fuori l' artiglio fatto di sarcasmo e disprezzo. Del resto, FF è così. Poi c' era Saviano che parlava di Mafia, un argomento che 99 volte su 100 mi fa sbadigliare, lo ammetto.
P.S. Ho sentito anche questa: "se quelli sono i pro-life, noi chi siamo, i pro-morte?". E perchè no? Io, per esempio, sono favorevole a testamento biologico, eutanasia volontaria, e ad ogni provvedimento che legalizzi la possibilità di morire quando uno crede e come crede. Se questo è essere pro-morte, perchè avere paura delle parole? Solo chi punta sugli slogan puo' preoccuparsi. E ho la sgradevole sensazione di conoscere un prototipo del genere.
Lui dice di no: "se vogliono parlare, lo facciano nelle loro trasmissioni".
Giusto, senonchè "Vieni via con me" è classificata come "servizio pubblico".
FF, e molti con lui, quando replicano così, dimostrano di non conoscere il significato dell' espressione "servizio pubblico".
Una trasmissione del servizio pubblico è una trasmissione utile a tutti ma che il mercato non puo' produrre a causa degli inevitabili "comportamenti opportunistici" a cui darebbe luogo una simile impresa.
Tutti sanno cosa sia un comportamento opportunistico: l' opportunista dice mentendo che non è interessato ad un certo bene, in questo modo non contribuisce alla sua produzione, dopodichè, una volta che il bene è stato prodotto con risorse altrui, lo sfrutta al pari degli altri visto che non puo' più essere escluso. Per esempio: posso dire che non m' interessa lo scudo anti-aereo e non finanziare così il progetto della difesa. Ma poi, una volta che il progetto è concluso, anch'io, che abito in Italia, godrò inevitabilmente di quella protezione. [Un modo rozzo per aggirare il problema consiste nel dichiarare "servizio pubblico" lo scudo spaziale e finanziarlo con le tasse generali].
Da quanto detto capiamo che condizione necessaria affinchè una trasmissione TV sia "servizio pubblico" è che "tutti" i contribuenti ne usufruiscano. Questo perchè "tutti" sono chiamati a finanziarla.
Bene, davvero qualcuno potrebbe sostenere seriamente che i pro-life, nonostante godano di una trasmissione come "Vieni via con me", non vogliano ammetterlo? Sostenerlo rasenta l' assurdo, chiunque ne converrà.
Conclusione elementare: se vogliamo che sia "servizio pubblico", il diritto di replica è dovuto. Punto.
Obiezione disperata: "ma allora tutte le trasmissioni del servizio pubblico sarebbero imbottite con "diritti di replica".
E' una risposta senza alcun peso specifico poichè pone un problema che riguarda solo chi ritiene che esista un "servizio pubblico" in tema di Radio e TV. E' dunque un' obiezione irricevibile per un libertario. Al contrario, potrebbe angosciare ancor di più i "fabiofaziosi", ovvero coloro stessi che la avanzano, visto che in genere sono proprio loro a sostenere la necessità di un "servizio pubblico".
I più superficiali potrebbero poi pensare che "Vieni via con me" sia in ogni caso in grado di ripagarsi da sè visti i buoni ascolti. Ma questo testimonia solo che non si tratta di "servizio pubblico", il mercato puo' produrre "beni che si ripagano" e la Rai non è dunque l' ospite adeguato.
P.S. In questa sede non giudico comunque i contenuti della trasmissione. Su tre puntate ne ho visti dieci minuti, qualcuno faceva delle liste elencando un po' alla rinfusa oggetti simbolici e altre suppellettili cariche di "memoria"; insomma, le classiche "liste" di chi è invecchiato ben prima di finire la gioventù. Il giovane/vecchio è uno che a 30 anni è già zeppo di malinconie, cosicchè guarda al passato con il languore e l' occhio spento dell' ottuagenario. Non lasciatevi ingannare, sotto quel languore cova l' odio, sentimento sempre presente dove esala il romanticismo. L' aspetto mellifluo è riservato alla "parrocchietta" che condivide quel passato, di fronte al clandestino o al "diverso" che "non lo capisce" il mellifluo sente estraneità e tira subito fuori l' artiglio fatto di sarcasmo e disprezzo. Del resto, FF è così. Poi c' era Saviano che parlava di Mafia, un argomento che 99 volte su 100 mi fa sbadigliare, lo ammetto.
P.S. Ho sentito anche questa: "se quelli sono i pro-life, noi chi siamo, i pro-morte?". E perchè no? Io, per esempio, sono favorevole a testamento biologico, eutanasia volontaria, e ad ogni provvedimento che legalizzi la possibilità di morire quando uno crede e come crede. Se questo è essere pro-morte, perchè avere paura delle parole? Solo chi punta sugli slogan puo' preoccuparsi. E ho la sgradevole sensazione di conoscere un prototipo del genere.
INLAND EMPIRE
Al di là di tutte le interpretazioni, critiche, chiose, e spiegazioni non date dall'autore, c'è da chiedersi cosa ti lascia questo film dopo quasi tre ore allucinati e allucinogene.
Un senso?
E' un senso che tocchiamo con mano tutti i giorni. La vita non è fatta del momento che si vive, ma anche del momento che si vive sovrapposto a tutto il resto: passato, presente, futuro, luogo e non luogo, ciò che sensoriamente sperimentiamo, e ciò che è dentro di noi, e ciò che è stato; sovrapposizione di realtà e finzione, film nel film.
Non è necessaria la presenza di una maga vicina di casa o delle streghe di Macbeth travestite da prostitute e moltiplicate quasi per tre a spiegarci tutto questo, e neppure uno psicanalista mitteleuropeo.
Sono le immagini, la luce e i volti che ci rimangono, la luce sui volti.
Il volto perennemente stupito di Laura Dern, (coproduttrice assieme a Lynch del film: altro che i ns cineasti che stanno sempre lì a chiedere soldi pubblici).
La maghetta vicina di casa: memorabile il suo aspetto da psicopatica.
Il marito di Laura: temibile e geloso in America, vittima innocua custode d'animali in un circo dell'est Europa . Le prostitute di Hollywood boulevard. E quelle di Lodz, sotto la neve. Le luci nella notte di Lodz.
Un Fellini introspettivo all'ennesima potenza?
http://www.youtube.com/watch?v=d1WUsRFZd7k&feature=related
Un senso?
E' un senso che tocchiamo con mano tutti i giorni. La vita non è fatta del momento che si vive, ma anche del momento che si vive sovrapposto a tutto il resto: passato, presente, futuro, luogo e non luogo, ciò che sensoriamente sperimentiamo, e ciò che è dentro di noi, e ciò che è stato; sovrapposizione di realtà e finzione, film nel film.
Non è necessaria la presenza di una maga vicina di casa o delle streghe di Macbeth travestite da prostitute e moltiplicate quasi per tre a spiegarci tutto questo, e neppure uno psicanalista mitteleuropeo.
Sono le immagini, la luce e i volti che ci rimangono, la luce sui volti.
Il volto perennemente stupito di Laura Dern, (coproduttrice assieme a Lynch del film: altro che i ns cineasti che stanno sempre lì a chiedere soldi pubblici).
La maghetta vicina di casa: memorabile il suo aspetto da psicopatica.
Il marito di Laura: temibile e geloso in America, vittima innocua custode d'animali in un circo dell'est Europa . Le prostitute di Hollywood boulevard. E quelle di Lodz, sotto la neve. Le luci nella notte di Lodz.
Un Fellini introspettivo all'ennesima potenza?
http://www.youtube.com/watch?v=d1WUsRFZd7k&feature=related
Iena dentro

Andy Moore è uno stregone-minatore che, concentrato come pochi, con la sua oscillante chitarra scava diligente alla ricerca della bestia che ha dentro, possiede un trapano implacabile; DJ Rapture lo sprona dandogli il tempo affinchè raggiunga la giusta cifra alchemica, solo così la trasmutazione dei metalli e della coscienza potrà compiersi.
A volte ci sentiamo minacciati dalla curiosità irrefrenabile di Andy, il maglio della sua chitarra ci irrita: basta! non abbiamo bisogno di andare tanto in fondo; vogliamo più leggerezza, più etere, più levità: aria! Ma lui non sente, al centro del suo cuore sta aquattata una iena dalle gialle lanterne che lo fissa a distanza, deve raggiungerla e stanarla, aprirle la bocca, toccarle la lingua, entrargli in gola per andare poi alla ricerca della iena nella iena. Più si avvicina più quella alza il pelo sul cutrone, la collisione è prossima. Per noi spettatori-bambini è un bau bau che ci fa pensare alla mamma: scappiamo e torniamo a vedere di continuo sedotti dalla bellezza delle brutture e da tutto cio' che, a parole, schifiamo. E' proprio orribile come l' immaginavo, è proprio sublime come la sognavo: la vicinanza e il disvelamento non attenuano in nulla l' allucinazione.

Da grandi, poi, anche noi impareremo annoiati su qualche libro fatto per sbiadire le viste che il mostro passa il novanta per cento del suo tempo a brucare l' erba ed accudire piccoli giocherelloni che sopportano bene il guinzaglio. E che l' alchimia è una truffa da denunciare ai carabinieri (o a striscia).
Andy Moore/Dj Rapture - Our Enemies Have Watches but We Have Time -
genalogia: Rys Chatman
Spiritual atheist
Flock of Dodos è un film che investiga la differenza tra persone religiose e persone di scienza.
Si concentra sulla psicologia e lo fa calandosi in una realtà storica ben definita, quella relativa al dibattito che c' è stato negli USA tra sostenitori dell' ID ed evoluzionisti.
Quel che ne esce è abbastanza sorprendente, sembra proprio che i supperter dell ID siano dotati di un maggior spirito dialogante mentre gli evoluzionisti coinvolti nella vicenda sembrano più inclini a tagliar corto ostentando disprezzo e intolleranza.
Il Dodo è un uccello nativo delle isole Mauritius, la sua inettitudine al volo lo condannò all' estinzione allorchè gli europei sbarcarono sull' isola.
Randy Olson, biologo e autore del film, pensa che la scienza abbia dei nemici interni e che i suoi rappresentanti dovrebbero imparare a relazionarsi in modo meno rozzo e più rispettoso all' esterno, pena l' estinzione.
Al termine della proiezione in prima visione alla Cornell University, seduta in sala c' era anche Elaine Howard Ecklund, allora era una studentessa. Quando il film terminò, si accesero le luci e cominciò il dibattito; la Ecklund fu così testimone di eventi che segnarono poi il suo futuro accademico.
Il dibattito, infatti, confermò rinforzandole le tesi del film. Un laboratorio sperimentale non poteva dare esiti tanto inequivocabili. Un manipolo di scienziati vocianti tenevano banco coprendo tutte le altre voci incitandosi vicendevolmente al grido "stupid fundamentalist!".
Fu quel giorno che la Ecklund cominciò a concepire il suo libro, "Science vs. Religion", un libro che oggi viene considerato il testo più approfondito in materia.
In quella sala la studiosa ebbe la netta sensazione che una minoranza chiassosa monopolizzasse gli altoparlanti a disposizione per comunicare al Mondo "cio' che pensa la scienza" in materia di religione. Ma la rappresentanza, intuiva la Ecklund, era probabilmente distorta.
La "survey" documentata nel libro che impegnò negli anni successivi la Ecklund presso gli scienziati delle top University americane è la più esaustiva a disposizione, ci fornisce molte notizie sui pensieri e sulla vita spirituale di questa élite. In più la Ecklund vive per giorni a stretto contatto con alcune figure tipiche (l' ateo, l' agnostico, il credente; Arik, Evelyn, Margaret) per cercare di carpire la loro realtà interiore: la "religione" è una materia complessa che non si esaurisce con interviste "normalizzate" a fini statistici.
Non c' è dubbio che tra i top-scientist i religiosi in senso tradizionale siano meno rappresentati rispetto a quanto lo siano nella popolazione. Tra atei e agnostici si supera di gran lunga la metà del campione, nella popolazione americana non si arriva al 10%; eppure il rapporto rivela delle sorprese.
La Ecklund scopre una nuova figura, quella dell' "imprenditore spirituale". Molti scienziati si definiscono persone "spirituali". Ma a sorprendere è che il 22% di essi si definisce anche "ateo"; e il 27% degli "spirituali" si definisce anche "agnostico"!
Se alla quasi metà di "scienziati religiosi" aggiungiamo gli "scienziati spirituali", arriviamo ad una quota ragguardevole (70%) di scienziati in grado di capire e rispettare la religione. Aggiungiamo poi che una buona fetta dei rimanenti hanno maturato la loro ostilità con la religione a causa di "cattive esperienze pregresse" che nulla hanno a che fare con la loro attuale occupazione.
Dopo quattro anni di ricerca, almeno una cosa appare chiara alla Ecklund: tutto quel che sappiamo della vita religiosa e spirituale dei top scientist americani è falso o come minimo distorto. L' incompatibilità insormontabile tra scienza e fede è una caricatura da smontare al più presto, così come è una caricatura quella dello "scienziato" incline per formazione mentale alla tolleranza.
Un messaggio importante, direi, un messaggio che consiglia di stipulare una nuova allenza tra chi vuole discutere nel rispetto reciproco il rapporto che esiste tra scienza-fede cercando di togliere l' altoparlante dalle mani di un manipolo di scienziati arroganti e vociferanti. Un' alleanza possibile, visto che il "materiale umano" per realizzarla abbonda.
Si concentra sulla psicologia e lo fa calandosi in una realtà storica ben definita, quella relativa al dibattito che c' è stato negli USA tra sostenitori dell' ID ed evoluzionisti.
Quel che ne esce è abbastanza sorprendente, sembra proprio che i supperter dell ID siano dotati di un maggior spirito dialogante mentre gli evoluzionisti coinvolti nella vicenda sembrano più inclini a tagliar corto ostentando disprezzo e intolleranza.
Il Dodo è un uccello nativo delle isole Mauritius, la sua inettitudine al volo lo condannò all' estinzione allorchè gli europei sbarcarono sull' isola.
Randy Olson, biologo e autore del film, pensa che la scienza abbia dei nemici interni e che i suoi rappresentanti dovrebbero imparare a relazionarsi in modo meno rozzo e più rispettoso all' esterno, pena l' estinzione.
Al termine della proiezione in prima visione alla Cornell University, seduta in sala c' era anche Elaine Howard Ecklund, allora era una studentessa. Quando il film terminò, si accesero le luci e cominciò il dibattito; la Ecklund fu così testimone di eventi che segnarono poi il suo futuro accademico.
Il dibattito, infatti, confermò rinforzandole le tesi del film. Un laboratorio sperimentale non poteva dare esiti tanto inequivocabili. Un manipolo di scienziati vocianti tenevano banco coprendo tutte le altre voci incitandosi vicendevolmente al grido "stupid fundamentalist!".
Fu quel giorno che la Ecklund cominciò a concepire il suo libro, "Science vs. Religion", un libro che oggi viene considerato il testo più approfondito in materia.
In quella sala la studiosa ebbe la netta sensazione che una minoranza chiassosa monopolizzasse gli altoparlanti a disposizione per comunicare al Mondo "cio' che pensa la scienza" in materia di religione. Ma la rappresentanza, intuiva la Ecklund, era probabilmente distorta.
La "survey" documentata nel libro che impegnò negli anni successivi la Ecklund presso gli scienziati delle top University americane è la più esaustiva a disposizione, ci fornisce molte notizie sui pensieri e sulla vita spirituale di questa élite. In più la Ecklund vive per giorni a stretto contatto con alcune figure tipiche (l' ateo, l' agnostico, il credente; Arik, Evelyn, Margaret) per cercare di carpire la loro realtà interiore: la "religione" è una materia complessa che non si esaurisce con interviste "normalizzate" a fini statistici.
Non c' è dubbio che tra i top-scientist i religiosi in senso tradizionale siano meno rappresentati rispetto a quanto lo siano nella popolazione. Tra atei e agnostici si supera di gran lunga la metà del campione, nella popolazione americana non si arriva al 10%; eppure il rapporto rivela delle sorprese.
La Ecklund scopre una nuova figura, quella dell' "imprenditore spirituale". Molti scienziati si definiscono persone "spirituali". Ma a sorprendere è che il 22% di essi si definisce anche "ateo"; e il 27% degli "spirituali" si definisce anche "agnostico"!
Se alla quasi metà di "scienziati religiosi" aggiungiamo gli "scienziati spirituali", arriviamo ad una quota ragguardevole (70%) di scienziati in grado di capire e rispettare la religione. Aggiungiamo poi che una buona fetta dei rimanenti hanno maturato la loro ostilità con la religione a causa di "cattive esperienze pregresse" che nulla hanno a che fare con la loro attuale occupazione.
Dopo quattro anni di ricerca, almeno una cosa appare chiara alla Ecklund: tutto quel che sappiamo della vita religiosa e spirituale dei top scientist americani è falso o come minimo distorto. L' incompatibilità insormontabile tra scienza e fede è una caricatura da smontare al più presto, così come è una caricatura quella dello "scienziato" incline per formazione mentale alla tolleranza.
Un messaggio importante, direi, un messaggio che consiglia di stipulare una nuova allenza tra chi vuole discutere nel rispetto reciproco il rapporto che esiste tra scienza-fede cercando di togliere l' altoparlante dalle mani di un manipolo di scienziati arroganti e vociferanti. Un' alleanza possibile, visto che il "materiale umano" per realizzarla abbonda.
Iscriviti a:
Post (Atom)