Al di là di tutte le interpretazioni, critiche, chiose, e spiegazioni non date dall'autore, c'è da chiedersi cosa ti lascia questo film dopo quasi tre ore allucinati e allucinogene.
Un senso?
E' un senso che tocchiamo con mano tutti i giorni. La vita non è fatta del momento che si vive, ma anche del momento che si vive sovrapposto a tutto il resto: passato, presente, futuro, luogo e non luogo, ciò che sensoriamente sperimentiamo, e ciò che è dentro di noi, e ciò che è stato; sovrapposizione di realtà e finzione, film nel film.
Non è necessaria la presenza di una maga vicina di casa o delle streghe di Macbeth travestite da prostitute e moltiplicate quasi per tre a spiegarci tutto questo, e neppure uno psicanalista mitteleuropeo.
Sono le immagini, la luce e i volti che ci rimangono, la luce sui volti.
Il volto perennemente stupito di Laura Dern, (coproduttrice assieme a Lynch del film: altro che i ns cineasti che stanno sempre lì a chiedere soldi pubblici).
La maghetta vicina di casa: memorabile il suo aspetto da psicopatica.
Il marito di Laura: temibile e geloso in America, vittima innocua custode d'animali in un circo dell'est Europa . Le prostitute di Hollywood boulevard. E quelle di Lodz, sotto la neve. Le luci nella notte di Lodz.
Un Fellini introspettivo all'ennesima potenza?
http://www.youtube.com/watch?v=d1WUsRFZd7k&feature=related
Visualizzazione post con etichetta david lynch. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta david lynch. Mostra tutti i post
mercoledì 1 dicembre 2010
lunedì 15 novembre 2010
Mulholland drive: lavori in corso.
I due più notevoli cineasti americani degli anni Novanta sono in tre: Quentin Tarantino e i fratellini Coen.
Tutti appartengono alla genealogia inaugurata da David Lyinch, autore spesso trascurato che invece, solo per questo, merita il culto che lo circonda.
Se volete toccare con mano la parentela osservate questo killer in azione e sappiatemi dire.
Certo, Mulholland drive è un film degli anni 00, ma l' accento della scena è tipico e questa è solo una riproposizione.
E poi Mulholland drive è il film che abbiamo visto ieri sera, e mi serviva una scusa. Abbiamo trattenuto il fiato a lungo, è una vetta lynchiana in grado di rinverdire i fasti di Twin Peaks.
Tuttavia è anche una storia decisamente criptica che ha scatenato gli ermeneutici.
Io ho avanzato un' ipotesi che mi soddisfa: si tratta in realtà di due storie divise dal sipario rosso che compare nello spettacolo dell' illusionista.
La prima storia è quella della smemorata, la seconda racconta un amore deluso con relativa vendetta.
Puo' ingannare il fatto che siano due storie giustapposte e che la prima occupi tre quarti del film.
Le due storie sono coerenti al loro interno anche se tra loro non comunicano. Un po' come la fisica contemporanea, che spiega il mondo naturale con due teorie internamente coerenti ma tra loro non comunicanti.
Ma cio' che inganna ancor di più sta nel fatto che la seconda storia riutilizza personaggi e situazioni che già la prima storia aveva proposto, anche per questo procede molto più speditamente; l' artificio ci inganna facendoci credere che la storia sia unica, cosicchè cerchiamo di capire come debbano incastrarsi flash back e flash forword, per scoprire alla fine che un simile incastro non esiste. A meno di digerire un numero inaccettabile di incoerenze.
Come se non bastasse le due storie sono entrambe monche in diversi punti. Fa niente, le amputazioni non generano assurdità. Ci sono parecchi thrillere che ci lasciano sospesi.
Ma perchè raccontare due storie con tanti vicendevoli rimandi ingannatori?
Penso che uno sceneggiatore di professione sarebbe meno sorpreso di noi.
E' pratica comune iniziare a buttar giù una storia promettente per constatare poi in seguito che non va da nessuna parte. Si ricomincia allora a raccontare una nuova storia cercando di non "sprecare" personaggi e pezzi di narrazione ideati in precedenza che riteniamo funzionare.
Basterebbe scrivere su un blog per rendersi conto di questa caratteristica andatura dello scrivere, mica c' è bisogno di inventare il plot di un film.
Sì, penso che il Mulholland drive ci racconti il mondo degli sceneggiatori e le intermittenze della loro scrittura. Siamo nel bel mezzo della scrittura di un film.
Tutti appartengono alla genealogia inaugurata da David Lyinch, autore spesso trascurato che invece, solo per questo, merita il culto che lo circonda.
Se volete toccare con mano la parentela osservate questo killer in azione e sappiatemi dire.
Certo, Mulholland drive è un film degli anni 00, ma l' accento della scena è tipico e questa è solo una riproposizione.
E poi Mulholland drive è il film che abbiamo visto ieri sera, e mi serviva una scusa. Abbiamo trattenuto il fiato a lungo, è una vetta lynchiana in grado di rinverdire i fasti di Twin Peaks.
Tuttavia è anche una storia decisamente criptica che ha scatenato gli ermeneutici.
Io ho avanzato un' ipotesi che mi soddisfa: si tratta in realtà di due storie divise dal sipario rosso che compare nello spettacolo dell' illusionista.
La prima storia è quella della smemorata, la seconda racconta un amore deluso con relativa vendetta.
Puo' ingannare il fatto che siano due storie giustapposte e che la prima occupi tre quarti del film.
Le due storie sono coerenti al loro interno anche se tra loro non comunicano. Un po' come la fisica contemporanea, che spiega il mondo naturale con due teorie internamente coerenti ma tra loro non comunicanti.
Ma cio' che inganna ancor di più sta nel fatto che la seconda storia riutilizza personaggi e situazioni che già la prima storia aveva proposto, anche per questo procede molto più speditamente; l' artificio ci inganna facendoci credere che la storia sia unica, cosicchè cerchiamo di capire come debbano incastrarsi flash back e flash forword, per scoprire alla fine che un simile incastro non esiste. A meno di digerire un numero inaccettabile di incoerenze.
Come se non bastasse le due storie sono entrambe monche in diversi punti. Fa niente, le amputazioni non generano assurdità. Ci sono parecchi thrillere che ci lasciano sospesi.
Ma perchè raccontare due storie con tanti vicendevoli rimandi ingannatori?
Penso che uno sceneggiatore di professione sarebbe meno sorpreso di noi.
E' pratica comune iniziare a buttar giù una storia promettente per constatare poi in seguito che non va da nessuna parte. Si ricomincia allora a raccontare una nuova storia cercando di non "sprecare" personaggi e pezzi di narrazione ideati in precedenza che riteniamo funzionare.
Basterebbe scrivere su un blog per rendersi conto di questa caratteristica andatura dello scrivere, mica c' è bisogno di inventare il plot di un film.
Sì, penso che il Mulholland drive ci racconti il mondo degli sceneggiatori e le intermittenze della loro scrittura. Siamo nel bel mezzo della scrittura di un film.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)