Professor McLuhan, lei è conosciuto come specialista dei mass media elettronici e per essersi dedicato all’analisi delle loro conseguenze presenti e future. Come professore di storia dell’arte e della letteratura lei ha sempre prestato attenzione sia alle trasformazioni culturali quanto alle loro radici psicologiche e sociologiche. Mi consenta di rivolgermi principalmente all’uomo e al cristiano che lei è. E proprio in quanto cristiano, si è interrogato su ciò che sta accadendo alla Chiesa e in particolar modo alla fede, in tale contesto?
«Credo che le forze poderose che ci hanno investito con l’elettricità non siano state tenute nel benché minimo conto da parte dei teologi e dei liturgisti. Sento che questi grandi movimenti sono passati inosservati. I teologi devono avere l’impressione – ritengo – che tutto ritornerà presto come prima. Non è così! Le cose non si fermeranno più. Alla velocità della luce, in una cultura che cambia da un giorno all’altro, quando si può vivere un secolo in dieci anni, quando ogni giorno della nostra vita ci conduce perlomeno attraverso cent’anni di sviluppo storico, bisogna pure che noi adattiamo la nostra vita psichica e biologica perché essa cambi con la stessa velocità. Tale impresa ci fa paura. Noi non siamo fatti per cambiare con una tale rapidità. È lo choc del futuro descritto da Toffler: “Andiamo troppo in fretta, non possiamo adattarci”. A questa velocità non ci si può adattare a niente. Tutto il nostro modo di pensare è basato sull’equilibrio. Ma no! L’equilibrio è un principio ereditato da Newton. Non c’è nessun equilibrio possibile alla velocità della luce: né in economia, né in meccanica, né nella Chiesa, né altrove»
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E come si fa, allora?
