venerdì 17 dicembre 2010

Umorismo provinciale

Tradurre, come ricordavano insuperabilmente Pontiggia e Kundera, ha la stessa radice semantica di tradire.

Mi è giunta tra le mani una pubblicazione della Provincia di Milano, Milanomese top events. Vi sono presentati più o meno tutti gli spettacoli sui palcoscenici di Milano e provincia nel mese di dicembre.

Brevi didascalie descrivono gli eventi, e di molte è presente la traduzione inglese. Credo che bisognerebbe dare un encomio all’ilare traduttore.

Le perle dell’inglisc all’italiana sono innumerevoli.

Basti citare lo spettacolo Brat, con attori che si chiamano Lazic, Miladinovic, Redzepi e simili, dove “Cantieri per un’opera rom” è stato tradotto con “Theatre worksites for a Roma production”.

Mi sa tanto che spesso il traduttore automatico di Google ci ha messo lo zampino. Ma almeno avessero usato sempre il Google translator! Ci avrebbero risparmiato trovate quali “Una delle artiste più eccitanti ed innovative degli ultimi anni” (parliamo di Lady Gaga…) tradotto con “One of the most exiting and innovate artists seen in recent years”. Il Google translator avrebbe fatto decisamente meglio, traducendo “One of the most exciting and innovative artists of the last year” (chissà perché conclude al singolare, mah!).

“Sviste” a parte, in generale i costrutti sintattici sono così improbabili da far sganasciare. Mi auguro che in terza media i ragazzini siano in grado di fare meglio, altrimenti l’immagine dell’italiano nel mondo ne uscirà decisamente compromessa.

Si potrebbe sintetizzare il fascicoletto con “A comedy with a clockwork mechanism whose ending is never that which could be expected”, come hanno brillantemente tradotto per la Cena a sorpresa.

Good day a tutti!

Arte invisibile





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Meditazione libertaria sul Vangelo del 19 dicembre

Vangelo secondo Luca 1, 26-38a

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

A Maria viene annunciata la futura miracolosa maternità.

Gran parte di questa esperienza si ripete in tutte le donne poichè tutte le maternità hanno in sè qualcosa di miracoloso: nel ventre prende forma un corpo ma si cala anche un' anima dalla provenienza misteriosa. Spiegare l' incarnazione di una libertà è impresa vana, su questo fronte la resa cognitiva e l' accettazione del miracolo non ha nulla di disonorevole.

Tuttavia, oggigiorno vegliare attivi su questo miracolo, un onere e un privilegio concesso dalla natura in primis alla donna, è considerato invece fonte di umiliazione e di assoggettamento tarpante.

La maternità incatena mentre "il lavoro nobilità", non sono in pochi coloro che, vittimizzandosi, gridano questo slogan dalla sinistra reminiscenza.

Madre e Lavoratrice, Maria ha svolto entrambi i compiti nobilitandoli anche quando erano umili. Sarebbe da stupidi sacrificare un ruolo sull' altare dell' altro.

giovedì 16 dicembre 2010

Eureka!

Cosa determina il successo di una persona nel mondo moderno?

Sono tre i fattori che di solito si tirano in ballo.

1. Merito.

2. Fortuna.

3. Egotismo.

Senz' altro queste tre componenti agiscono mescolate tra loro, ma io mi concentrerei sulla terza che forse è prevalente.

L' uomo di successo possiede indubbi meriti ma è anche animato da un certo senso di rivalsa, vuole "dimostrare" al mondo, ma anche a se stesso, chi è e cosa sa fare, non di rado ha delle piccole e salutari frustrazione da compensare.

Senza questa molla è problematico affrontare situazioni rischiose. Suvvia, certe dedizioni che sacrificano vita familiare e affetti non possono essere spiegate pensando solo al potere attrattivo della ricchezza.

"The price of everything", la novella di Russell Roberts, trasfonde queste conclusioni in una realtà vivida e credibile.

Quando nel capannone tirato su dopo un' estenuante lotta contro tutto e tutti - burocrazia in primis -, Alan Korner vede spuntare dal macchinario preposto il primo anonimo "widget" della componentistica hardware da lui ideata, capisce che ce l' ha fatta. Lì, in piedi e imbambolato, il suo primo pensiero non è per la nuova casa che potrà finalmente permettersi, o per le prossime vacanze che segneranno uno salto di qualità, o per gl' investimenti incrementali da fare, o per i nuovi soci da tirar dentro... pensa invece al vecchio padre; un tipo che, a dirla tutta, nemmeno gli era mai andato veramente a genio.

Quel pensiero non è contorno ma pietanza, lo capirebbe anche un lettore bambino.

Volendo rinforzare la tesi, sul punto mi paiono dirimenti le ficcanti parole usate da Mandrake nella mitica arringa in cui illustrava a suo discarico la natura instabile del "giocatore":



Insomma, colui che si gongola nel proprio equilibrio interiore difficilmente abbandonerà l' aurea mediocrità in cui si è accomodato, e questo a prescindere dal prezioso talento che cova; continuerà probabilmente a coverlo con parsimonia senza mai arrovellarsi per metterlo a frutto ad ogni costo.

Accettato tutto cio', passiamo a valutare le conseguenze.

La prima è sorprendente e per molti spiacevole: se la vita sociale è retta da istituzioni efficienti, il successo del singolo si riverbera sull' intera società arricchendola. Ovvero, le lacune psichiche del primo fecondano la seconda.

E allora, mi fa male dirlo, ma si pone il problema di come incentivare la formazione di simili lacune.

Ho l' impressione che si debba agire sull' individuo in tenera età per aiutare la formazione di "squilibri virtuosi". Ci vorrebbe un piano concreto per produrre frustrazioni senza eccedere nè lesinare?

- fine prima parte -

mercoledì 15 dicembre 2010

Il potere e la gloria

Si puo' essere Santi e Peccatori al contempo?

La nostra mente non è abbastanza multitasking per concepire qualcosa del genere. Se il peccato è pensato a dovere, non riusciamo più a perdonare il colpevole, figuriamoci a "santificarlo"!

Di sicuro comunque si tratta di una miscela esplosiva che detona nei romanzi di molti scrittori cattolici dove di continuo si mette in scena il suddetto ircovervo.

Il Santo sul bilico della superbia occupa con teatralità un posto d' onore nei libri di Mauriac, di Bernanos, di Julien Green, di Eliot.

Ora, il Tipo l' ho incontrato di nuovo nelle pagine di Graham Greene.

"... Un piccolo grande uomo, un piccolo grande prete, si sente incomprensibilmente condannato a sopravvivere come l’ultimo indegno ministro di Dio nel Messico insanguinato dalla rivoluzione..."

Nella vita quotidiana Padre X, oltre che vigliacco, è un gran pettegolo.

Quando poi nella storia fiorisce la regolare cristianofobia con allegata caccia al prete - in questo caso ambientata nel corso della Rivoluzione Messicana - per negligenza è tra gli ultimi a telare. Prima di svignarsela si rende conto però che non è semplicemente "tra gli ultimi" ma è proprio l' ultimo. Cavolo!

Tutto cio' lo inorgoglisce e, tentato dalla superbia, decide eroicamente di restare per confessare e comunicare il popolo che lo chiede sottovoce ma in massa; il prete indegno si rende così complice di questa strisciante resistenza alla solita "creazione dell' uomo nuovo".

Fuggendo di villaggio in villaggio inseguito da un incorruttibile tenente e invocato ovunque da pezzenti desiderosi del santissimo sacramento, avrebbe molte occasioni per mettersi in salvo, ma alla salvezza rinuncia: il destino lo chiama e lui, nemmeno in assenza di testimoni, puo' fingere di non sentire. L' ultimo cristiano che dovrà confessare sarà se stesso.

I "romanzi cattolici" sono infestati da vite interiori esorbitanti, c' è sempre un gran meditare sulle sorti proprie e dell' umanità, il che fa diventare laboriosa la digestione dell' opera. Solo l' investigatore dei noir si strugge nella sua consapevolezza tanto quanto il peccatore dei romanzi cattolici. Entrambi appesantiscono e fanno stagnare i libri che li ospitano.

[E' anche il motivo per cui mi piace tanto Flannery O' Connor: nelle sue storie la croce è innalzata da figuri scarsamente inclini a fare il punto della situazione o l' esame di coscienza, una forza li coglie sbatacchiando loro e i loro possibili pensieri che non vogliamo conoscere; pochi "mumble mumble" e molta trance]

Però, se lo scrittore è di vaglia, e i citati lo sono, con un po' d' impegno qualche insegnamento lo cavi.

In questo caso ben due.

1. La grandezza della Chiesa Cattolica sta nell' aver costruito un carro che procede anche quando alla guida ci sono persone indegne. [Per la Rivoluzione, tanto per dire, è diverso: non appena cessano gli "incorruttibili" il carro capotta].

2. Il concetto di "destino" non si contrappone a quello di "libertà", bensì a quello di "caso".

Sei idee di giustizia

Sono quelle in campo oggi. Innanzitutto un elenchino il più scheletrico possibile.

1. Soggettivismo.

Proprietà e contratti distribuiscono in modo equo le risorse.

Pro: chiarezza.

Contro: compatibilità con forti disuguaglianze sociali.

2. Just Desert.

Aggiungere a quanto sopra una quota di tassazione per compensare esternalità e la realizzazione dei beni pubblici.

Pro: realismo.

Contro: oltre alle diseguaglianze, resta pur sempre l' arbitrarietà nel giudicare cosa sia "bene pubblico".

3. Utilitarismo.

Massimizzare l' utilità sociale.

Pro: neutralismo ideologico.

Contro: arbitrarietà su tutti i fronti.

4. Pari opportunità.

Eliminare l' elemento "fortuna" nel redistribuire le risorse.

Pro: meritocrazia.

Contro: autocontradditorietà.

5. Minmax.

Parliamo qui della la società teorica prescelta da coloro che esercitano la propria opzione dietro un velo d' ignoranza (ovvero senza sapere in quale cittadino s' incarneranno all' atto pratico). Si presume infatti che verrà scelta la Società che tutela al meglio il cittadino nelle condizioni peggiori.

Pro: s' inserisce nel glorioso solco dell' contrattualismo.

Contro: è astratta e presuppone criteri di scelta inverosimili.

6. Egalitarismo.

Puntare sull' eguaglianza tra i cittadini.

Pro: espelle il risentimento sociale.

Contro: diffonde inefficienza.

***

Uno
e Due sono teorie che potremmo chiamare di Destra; Quattro, Cinque e Sei sono teorie più o meno di Sinistra.

Tre è una teoria ideologicamente neutrale ma questo non è un pregio bensì un difetto: essendo arbitraria ognuno puo tirarla per la giacchetta trascinandola nel suo campo ideologico.

***

Poichè non cado dal cielo ma professo una mia ideologia di destra, mi sento autorizzato ad una microdifesa della mia parte, nonchè ad una micro-critica di quella avversa. Mi sia allora consentito.

1.

Si dirà: e la vita comunitaria con tutti i beni che necessita?

Risposta possibile: proprio perchè una vita comunitaria è essenziale diverrà essenziale coltivare una propria moralità.

Ci sarà un incentivo concreto ad essere generosi e solo le società composte da individui moralmente temprati avranno chances di sopravvivere.

Delegare i nostri compiti ad uno Stato Etico è invece la premessa per la desertificazione del cuore.

2.

Se Tizio inquina è giusto che paghi una tassa per compensare l' inquinato. E meglio se di mezzo non ci siano Intermediari avidi: tassazione e crediti d' imposta automatici faranno il grosso del lavoro.

Se c' è da costruire una strada sarebbe meglio che qualcuno coordinasse i lavori, ok: il che non significa finanziarla, a quello pensano i pedaggi. Il che non significa costruirla, a quello pensano le imprese di costruzione. Il che non significa gestirla, a quello pensano le imprese di gestione.

3.

Innanzitutto richiede un confronto interpersonale tra "felicità", il che è sempre arbitrario, nonchè odioso.

Pensate solo agli esiti paradossali: un povero prodigo dovrebbe trasferire le sue scarse ricchezze verso un ricco avaro. E' il secondo infatti a desiderae di più la ricchezza materiale.

Poi è una teoria lontana dalla senso etico comune, e non c' è bisogno di introdurre l' esperimento mentale del Trolley per capirlo. Basterebbe evocare l' avversione generale contro una tassa sull' "altezza" dei contribuenti, ovvero una tassa elaborata sulla base dei principi utilitaristici.

Recentemente, in una replica di Uomini e Profeti su Radio Tre, ho ascoltato Sergio Quinzio il quale sosteneva che i peccati più gravi sono quelli omissivi. Motivo? Poichè sono i meno sentiti sono anche quelli da punire più duramente. Assurdo! - diciamo noi tutti in un coro spontaneo -, eppure in questo caso il mistico Quinzio applica a sorpresa (e senza volerlo) una logica utilitaristica.

4.

Si puo' liquidare questa posizione con un esperimento mentale: cerchiamo di concepire una società giusta, una società in cui tutti partano alla pari.

Nel corso della vita sociale ciascuno dei partecipanti sarà compensato secondo il proprio merito (outcomes).

Si puo' facilmente prevedere che gran parte di questo compenso verrà investito per facilitare la vita ai figli fornendo loro un piedistallo di partenza privilegiato, è questo che spesso un uomo deidera sopra ogni cosa. D' altronde, cosa esiste di più prezioso che un figlio?

Ma chi sostiene 4 non puo' sopportare un simile uso delle risorse, d' altro canto non puo' nemmeno impedirlo se vuole essere rispettoso del "merito".

Morale: non essendoci soluzione a questa impasse, dobbiamo concludere necessariamente che 4 è una teoria contraddittoria.

5.

Nessuno di noi sceglie sulla base del criterio "Minmax", perchè dovremmo dunque affidarci a lui per la scelta più importante?

Questa inverosimiglianza fa passare in secondo piano l' astrattezza irriducibile della teoria proposta da John Rawls.

6.

Mi sembra inutile spendere parole in merito. Ha già parlato la storia.

***

Conclusione: la Destra - se proprio vogliamo utilizzare un vecchio gergo - in questa fase storica mi sembra intellettualmente dominante. La Sinistra, per contro, offrendo soluzioni più astratte ed arbitrarie, è più attrezzata ad attrarre l' interesse dell' intellettuale accademico, costui si muove al meglio in questo elemento potendo liberare il proprio ingegno senza troppi vincoli.

martedì 14 dicembre 2010

Ti piace la verdura?

Se non piace al palato forse piacerà all' orecchio.

A loro modo sono dei puristi, qui non si bara mica.



Un solo rammarico: le stravaganti premesse rischiano di far passare in secondo piano un brodo che invece è davvero di sostanza.



The Vegetables Orchestra - Onionoise - Transacoustic

http://www.youtube.com/watch?v=4LIMz2mL26M